sabato 30 novembre 2024

Berlinguer la grande ambizione

 Impressioni in penna 

"Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona» cantava Giorgio Gaber

Non ho mai smesso di pensarlo e mai lo farò. Forse anche per questo ho atteso di vedere questo film. Mi sembrava di violare l'intimità di questo uomo che per me rappresenta l'essenza della moralità: dentro e fuori la politica. Un film coraggioso che si apprezza se un po' e più di un po' si conosce la storia, si conosce l'uomo. E a leggere quanti lo hanno apprezzato c'è da avere l'ingenuità di pensare che forse ancora tutto non è perduto.

Le immagini di repertorio si mescolano alla pellicola che romanza il giusto, che racconta il vero.

Elio Germano con grande rispetto non fa suo il personaggio ma sembra chieda allo stesso di poterlo impersonare: lo prende in braccio, lo coccola, lo segue, si presta, con quel rispetto non ossequioso ma grato, di avergli dato volto, voce, anima, vita 

Berlinguer la grande ambizione 

A Guerrino,  mio suocero, il miglior uomo con mio padre e mio marito che abbia avuto sulla mia strada 




Pennellate di parole...

Mi troverò perché mi voglio.
Avrò cura di me come nessuno.
Sarò per me perché mi merito.
Mi sentirò tutta, per intero, perché intera io sono.
Non mi credere quello che vuoi.
Io mi credo per quella che sono e mi basto.
Se passi sul mio cammino chiedimi prima il permesso.
Ho io la chiave del mio lucchetto.
Ho io lucchetto dei miei sentimenti.
Stanne fuori se nessuno ti ha invitato...
Pennellate di parole...

martedì 27 ottobre 2020

Scritture a quattro mani Giovanna&Francesca



"Alcuni sentono con le orecchie, altri con lo stomaco ed altri ancora con le tasche; ce ne sono poi altri che non sentono affatto".
K Gibran


E poi c'è chi sente con tutto quello che può per sentire: con tutto si mette in allerta, con ogni segmento suo, risponde. Non sempre tutto si vede ma sempre chi sente lo sente. La sera cala, la luce dei lampioni illumina. La strada è lì: aspetta di essere percorsa, di essere ignorata, lei comunque resta.

C'è chi sente e, troppo spesso tace. Il tacere, alla lunga, corrode. Come una lama che sottile solca l'anima. Corrode la via che così si cancella. Il dire, non è facile cosa, perchè ci fa mostrare una parte di noi... È intanto, comunque sia, la strada è lì che aspetta.

Dire, fare, tacere, ricorrenti domande per ricorrenti attese. La strada, intanto aspetta, leggermente in salita, non del tutto dritta. Ma son cose impercettibili per chi non sente, movimenti dell'anima per chi, sente.

Dire, fare, tacere... Lettere e testamento... Testamento di un tempo smarrito, ritrovato, compreso... Lettere perse e ritrovate. Ricomposte in un nuovo alfabeti. Più commestibile al palati, meno acido alla gola.

Parole dette e raccontate. Quelle che scaldano il cuore oppure graffiano la gola. Svolgo il compito, il mio. Srotolo il mio dire avvolto, tra nuovi alfabeti e lo ascolto... Scopro un nuovo percorso, una via differente da percorrere, che porta alla tua stessa meta.

Non ho mete io, ma con te e la tua, aspetto. Con le dita intrecciate di due mani che sfidano il divieto, ci metteremo in cammino oltre ciò che si vede. Silenzio e passi, respiri e scambiati sguardi, in serena lentezza. Per giungere dove ancora non si sa.




giovedì 7 maggio 2020

Impressioni in penna La belle époque

Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura, quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…


Dal divano scelgo. I film francesi mi attirano spesso, hanno quell'andamento lento, sofisticato che mi prende, mi conduce piano, mi accompagna nel racconto, mi lascia “bene” ben oltre i titoli di coda.
La belle époque non mi tradisce e poi lui, Daniel Auteuil, una garanzia. 

Raccontare la pellicola per filo e per segno ( volendo usare una frase fatta) sarebbe un affronto: vedetelo! Leggero, ironico, mai patetico e in caso lo fosse lo fa con tenerezza, quella tenerezza che si riserva alle intimità ben impresse e rinchiuse in se stessi. 


Poter riviere un giorno della tua vita vissuta… poter rientrare oggi nel tuo ieri come fosse ieri davvero, ricostruito nei minimi dettagli, in parole, sensazioni, pensieri pensati, fatti precisi in sequenza avvenuti, in…atmosfera ricostruita che di tutto è la più importante: l’atmosfera, ripetibile senza suffisso di negazione, riscrivibile come ieri, pur essendo in oggi. Mi si fa corto il respiro mentre mi scorre davanti il giorno rivissuto di Victor, provando a ripescare il mio, nel mio "mio". Cerco veloce, metto il time-lapse ai ricordi: deve essere istintivo, estemporaneo, non architettato. Un giorno preciso non ce l’ho, ma un periodo sì, non ho dubbi, eccolo, riaffiora, è lui, è l’ estate del 1981, unica e mai ripetuta, quella! Tanto semplice e naturale da non essere speciale, tanto speciale per naturalezza e semplicità. Quella dopo, quella del 1982, fu sconvolta dal dolore e dai cambiamenti, di quelli da cui, non si torna indietro.



Ecco sì,  ho scelto, senza ombra e senza dubbio, dove voler rivivere potendo, mentre le lacrime ingombrano gli occhi e la voce non riesce a uscire. Mi commuovo vivendo quella scelta, stare nella finzione altrui, ha anche questo potere: far tornare a volte la tua realtà vissuta, quando pensavi di averla riposta per sempre. 
“Io so dove tornerei. E tu?...”
“Io non lo so, ma come fai te?…Già, ma te sei diversa, tu sei per queste cose…” 
Non gli dico che in quel tornare c’è anche lui. Diversi ma complici, nel tempo, col tempo e per il temo che resta, come Victor e Marianne. 
La belle époque, la bella epoca. 

Film consigliato per rivivere la propria… 

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lunedì 6 gennaio 2020

Pit Stop 6 gennaio 2020



"Santa susina si va a scuolina!"
Così mi dicevano una vita fa, quella in cui le responsabilità erano altrui, quella in cui la vita era tutta davanti. Odiavo quella frasina , quel modo di dire, mi metteva malumore addosso, fin quasi alle lacrime. Il riprendere del dopo, il ritornare al poi, che magagna! Adesso invece è tutto pari, adesso non conta, conta che le feste comandate passino, si ripresentino quando è tempo suo, senza troppo slancio o clamore. Quest'anno le ho sopportate meglio, non mi sono inflitta obiettivi, senza sensi di colpa mi sono adagiata sulla sentita necessità del non fare. Ho fatto bene, ogni tanto bisogna accogliersi invece di ostacolarci. E così sia, è stato, è andato, il Natale, la fine dell'anno e l'inizio del nuovo. Date in fondo, solo date, stanno sui calendari appesi alle pareti, su quelli appoggiati sui piani di stanze frequentate. Giorni, settimane mesi, ciclici, identici per nome, sequenza e direzione. 
Dice che il 2020 ( anno che bisogna scrivere tutto, non abbreviato, dicono...) il calendario del 2020, sia medesimo a quello del 1992: se qualcuno di voi ce l'ha lo rispolveri, risparmierà sul novello in corso. Questo anno di giorni ne ha 366, magari quelle 24 ore in più faranno la differenza, ma un magari buono però, non un magari cattivo! Chi nasce il 29 di febbraio festeggia il compleanno solo quando è bisestile? Allora invecchia meno? Ne mette meno in conto?
 
Non fisso nulla per domani, lascio che arrivi, vedrò come si presenta, che abito indossa che scarpe ha ai piedi. 
Il qui e ora son più che sufficienti. Mi piace così, tanto oltre il mio naso vedo lo stesso. Anzi, occhio, vedo anche oltre quello degli altri. 



6 gennaio 2020
( prima volta che lo scrivo)

Nebbia gennaio 2020 foto di Marco Galeotti 

martedì 31 dicembre 2019

Pit Stop Buon Anno


Va un altro anno in finale. Ognuno ha il suo. Mai uguale a quello altrui. Ogni anno rappresenta, sancisce, significa, porta con sé un messaggio, per ognuno diverso, per ognuno una storia: la sua. Forse è da qui che dovremmo ripartire, dal fatto che ognuno di noi “ha” la sua storia. Spesso sbirciamo con eccesso nelle storie altrui, vorremmo farle nostre, vorremmo fossero le nostre. Questo sbirciare prepotente le storie d’altri, ci fa perdere di vista e di tatto la nostra, unica, irrepetibile, non replicabile, non cedibile. Logorarsi sul pretenderne un’altra, non fa che impoverire la nostra. Concentriamoci su noi, prendiamoci in carico e in responsabilità, ne troveremo giovamento, troveremo “noi”. C’è della difficoltà ad agire in questo senso, c’è da condurci il pensiero, c’è da rifletterci parecchio, c’è da mettere l’azione nell’atto.

E’ un fatto di concentrazione, di porre attenzione: portare avanti la nostra storia, cambiarla se possibile, accettarla non potendo fare altrimenti. Da non fare è disperdere le energie sulle storie altrui, perché mai, fosse solo per un banale, piccolo, particolare, non saranno la nostra. 
Io guardo la mia…complessa a volte, dolorosa troppo presto, vissuta non sempre. Nel qui e ora alla mia storia chiedo meno, poche mete, mirati obiettivi non troppo importanti. La prendo per mano la mia storia, non la strattono, ne seguo il ritmo, che spesso non è il mio. Insieme a lei cammino: attraverso, proseguo, torno indietro se un passaggio mi è sfuggito, alleggerisco, rinforzo, aspetto. Decisamente non è come la vorrei, lo sapevo ieri, lo so oggi, già me lo immagino domani. Ma questa ho in dotazione e per quanto possa andarmi stretta e non a genio e per quanto non voglia affezionarmi, resta la mia e di nessun altro.
Siate voi, siate la vostra storia. 
Non prestatela a nessuno. 

Buon anno

Foto di Marco Galeotti 


uestoQ


domenica 22 dicembre 2019

Scattiscritti Immersa sale... foto di Emanuela Pulvirenti




Immersa sale. Così composta e silente da estraniarsi. Mette un piede dietro l’altro ad occhi socchiusi. Consegnerà un pensiero in preghiera appena varcata la soglia, tra le panche, verso l’altare, nell'aria d’incenso e candele. Se dovesse trovare qualcuno, siederà in fondo, lo sguardo alto ad altezza di Croce. Ma intanto, mentre tutto questo mette in fila a mente, due sguardi, quattro occhi fiamminghi la seguono. Non giudicano ma attendono. 
Che ripassi, che abbia pace in volto.
Quella di chi ha espiato senza colpa avere…


Duomo di Matera foto di Emanuela Pulvirenti 



martedì 8 ottobre 2019

Dal concorso al blog Dove eravamo rimasti...

Domenica 8 marzo 2015

Ti visto visto, ti ho sentito, qui, accanto a me. Io, te e la scrittura. Ci siamo visti senza vederci, ci siamo detti senza dire. Ci incontreremo un giorno di questi. Sì, uno di questi che verranno…

Ecco riprendiamo da qui… Era la prima edizione di questo concorso letterario a te dedicato e io partecipai…
Se non fosse perché la data di scadenza del concorso, è stata prorogata al 25 maggio, non sarei qui, a continuare questo nostro scambio epistolare. Per adesso scrivo solo io ma…

Sogno o son desta?...Si sogna sempre, anche andando in là con l’età si sogna. Sono sogni diversi, diversi da quelli fatti nei 20 anni, ma diversi anche da quelli fatti solo un anno fa… Sì, perché con il passare del tempo lo spazio temporale prende un’altra dimensione e un anno “è” un anno, un tempo preciso e passato davvero, che difficilmente si ripeterà. Concetto poco chiaro? Di difficile comprensione, dici?... Ti aspetto nei miei anni e non ho dubbi, capirai J

Certe notti sembrano giorni, da quante sono le ore che passo nel dormiveglia o nella veglia e basta. E allora in quell’ora di notte che pare giorno, metto insieme due, tre, facciamo quattro cosucce che vorrei in esaudimento. Robe rimaste in sospeso negli anni, rimandate troppo, non per negligenza, ma perché non ho potuto fare altro che rimandarle.
Mai le stesse, in verità: si alternano, si passano il testimone, sgomitano, a seconda dello stato d’animo e della priorità dettata anche, a volte, dalla stagione in corso. Ad occhi chiusi, nel silenzio, passa un mondo…Tuo a volte, che vorresti far tuo, altre.

Sogni così piccoli da vergognarsene. Grandi da non potersi sognare. Comunque sia, sognare per me è prendersi la responsabilità di farlo, è avere la consapevolezza di nascere e morire, con un tot di sogni rimasti tali.

“Volere è potere!” Si potrebbe definirlo lo slogan dei sogni?... Sinceramente a me sta parecchio sulle….insomma Fabrizio ci siamo capiti. Ma davvero, ma niente niente c’è gente convinta fino al midollo che “se voglio posso?..”
Caro Fabrizio, a questo proposito, i primi a venirmi in mente sono i tuoi cari … Quanto avranno voluto in questi anni, quanto vorranno, mettere fine a questa attesa senza resa?... Poterti riabbracciare, poterti riavere, poter illuminare il buio e vivere per sempre nella luce. Resto ferma, ancorata, nella mia convinzione: si può fortemente volere ma non sempre potere. Questa millantata, sbandierata forza di volontà “che move il sole e l’altre stelle…”è una cagata pazzesca! Per dirla in fantozziano modo. Che poi vi siano quelli con più forza di carattere, più costanza, più determinazione, si sa, è risaputo. Ma una buone dose di culo?...Ce la vogliamo mettere?...Sì, mettiamocela. Poi ci son quelli che ti fanno credere di crederci, ma in realtà ci credono meno di te che non hai mai asserito il contrario. Puoi volare in alto quanto vuoi, ma se non puoi, non puoi…

Lascio il mio pensare a briglia sciolta e sogno di essere ancora ragazzina, con il tutto davanti da inventare, da pianificare, da dargli il la!
Poi mi volgo allo specchio e tutto cambia e quell'immagine adolescenziale lascia il posto al mezzo secolo già passato + quattro: rughe, collo rilassato, pancetta, l’interno braccia che ciondola e gli occhi spesso annacquati, non più accesi e grandi, come erano un tempo che fu.
Mi lascio prendere da questo rimuginare da menopausa conclamata, fino a che, quasi con vergogna, penso a David, mio cognato, che solo un anno fa, dopo nove mesi di malattia a soli 50 anni, se n’è andato.
Mi domando spesso, sai, Fabrizio, che cosa avrà sognato David nei momenti in cui la malattia gli dava una tregua, una speranza, un appiglio?... Cosa avrà pensato invece, in quei momenti in cui capiva, con estrema lucidità, che il fatto era fatto e che non ci sarebbe stato un nuovo da farsi?...
Uomo mite, dall’incontenibile generosità, dalle giustificazioni per tutti sempre in tasca.

Sogno che vorrei sentirmi meno confusa sul mio ruolo in questa terra. Se faccio bilanci non mi accontento nemmeno un po’, salvo poco, critico molto. E’ una lotta la mia verso me, mi ha portato via molte energie e ancora me ne porta. Mettermi sul banco degli imputati da me sola, mi riesce assai bene.

Sogni come incubi. Quelli che quando si manifestano scuoti la testa, come se quel gesto, quel movimento, avesse il potere di farli allontanare.
Non sogno ma penso con timore e paura a chi, tra me e Marco, se ne andrà per primo, cosa sarà la morte per noi, cosa farà e sarà l’altro senza l’uno, cosa dell’altro resterà per sopravvivere alla mancanza che si farà ricordo?...Chi dei due potrà reggere meglio l’assenza?…

Ci sono stati momenti bui nel mio passato, momenti in cui ho pensato che, in fondo, la morte poteva essere una sorta di ribellione al male di vivere. Mi intrigava l’idea di andare a visionare l’altrove, conscia della garanzia del non ritorno. Di nuovo, anche per questo ora mi vergogno. Mi vergogno parecchio e la curiosità per l’ignoto non ce l’ho più. Ho paura di me senza lui, ho perso mio padre che non avevo diciotto anni e so….a quel tempo ero solo figlia, ora sono moglie, mamma, ma soprattutto una persona informata dei fatti.

Sogno, anzi sogniamo, che quando mia mamma raggiungerà mio padre, come la legge del tempo vorrebbe, e nostra figlia Francesca avrà la sua vita da viversi e spendersi autonomamente, di abbandonare tutto, di andare…non importa dove, ma andare… Ritirarsi in…viaggi! Con il nostro camperino girare, vedere, apprezzare, “farsi” di bellezza, di volti , di conoscenze che durano il tempo di una breve sosta, di amicizie che nascono per caso e che per la vita restante restano. Mi piace socializzare ma anche recludermi, è una sorta di altalena dell’animo, che mi porta oggi ad essere loquace e domani rapace.
Sogno così il tempo, il nostro, quello di coppia e di amore che resta in terra, a zonzo, senza radici in nessun posto, lasciando un pezzetto di noi in tutti.

Sogno uno Stato migliore. Sono schifata ultimamente da quello in cui vivo. Forse ancora, anzi senza forse, ci vivi anche tu a modo tuo, nel tuo modo. Non so te Fabrizio, ma io in tutta questa bruttezza e grettezza legalmente legalizzata, non mi riconosco. E allora sogno di isolarmi dove nulla arriva, se non il vento che soffia, la neve che cade, l’onda che s’infrange, il sole che picchia, la pioggia che lava.

Sogno di scrivere, di continuare a farlo e che qualcuno -accidenti- mi riconosca sul serio che non scrivo poi così male. Sai, uno o una ( ma il sesso maschile ancora la fa da padrone) di quelli che contano, che hanno peso, di quelli che se l’incontri anche solo una volta, ti fanno la differenza, ti fanno continuare a campare con le parole. E questo è davvero un sognone!
Intanto, in questo martedì datato 7 maggio 2019, con il riscaldamento ancora acceso e il piumone sul letto, scrivo per te… E sono contenta, mi basta, mi far star bene, come la prima volta che l’ho fatto. Ringrazio “la tu’ mamma e i’ tu’ babbo” , per avere deciso di posticipare la scadenza di questa edizione del concorso, altrimenti non ce l’avrei fatta ad essere con te per la seconda volta. La tua famiglia, Fabrizio, che meraviglioso esemplare di genere umano! Averli conosciuti sta lì….momento alto e concreto del mio bagaglio emozionale, ricordo che non scade, che si rinnova, ogni volta che vedo una loro foto su faccia libro… Ci scambiamo un saluto, un like, un commento…ci parliamo senza sentirci…

Sogno tanto e mi arrovello. Sono una cerebrale io, troppo, respiro poco e poche sono le possibilità che concedo al mio corpo per lasciarsi andare.

Sogno che tutti possano costruire…C’è una bellissima canzone di Niccolò Fabi (che un giorno di questi spero di poter recitare) che dice: “…tra la partenza e il traguardo…nel mezzo c'è tutto il resto…E tutto il resto è giorno dopo giorno…è silenziosamente costruire…e sapere rinunciare alla perfezione…”
Costruire… a passi piccoli incerti, a strappi, a mozzichi, a bocconi. Ci vuole pazienza per costruire, tenacia in dosi, impegno in metri. Nulla è dovuto, nulla è scontato, è un continuo foraggiare di amore e rispetto e del suo contrario, il costruire, è sbagliare tanto per costruire molto, è saper vivere nell'imperfezione per poter continuare a costruire.

Ovunque tu sia Fabrizio…abbi cura di te



sabato 1 giugno 2019

Pit Stop L'inverno ha mollato...




L'inverno ha mollato. Lo dice da oggi: con il sole che picchia, il cielo che azzurra e il piumone che stanotte dava fastidio. Non ho patito più di tanto la non presenza di primavera, mi sembrava di stare in un spazio temporale fermo, fermato dal tempo atmosferico. Una non alternanza stagionale, una stagione sola. Mi bastava l'aumento di luce, la luce aumenta comunque, sta scirtto nelle leggi del cosmo. Del caldo e del tempo dello scoprirsi, non mi interessava. Cenare a ridosso del tramonto con una giacca di pile ancora addosso, era buffo e piacevole. Faceva molto Inghilterra. Dovrò andarci a zonzo prima poi nelle terre d'UK, sono certa mi piaceranno. Intanto non so nulla di domani e neppure di domani l'altro. Sto nel qui e ora, anche se non benissimo ma ci sto. Aspetto passi, passa sempre, ogni volta che in mezzo ci passo. Transizione, passaggio, cambio di marcia. La marcia e il suo marciarci dentro non mi è facile. Rompo le righe spesso, sono un soldato indisciplinato, non mi attengo agli ordini, non ci si può fidare. Nemmeno io di me mi fido. Mi fidassi, mi affiderei, e invece mi tengo alla lontana da me. 
Vado a cercare un'immagine che  stia bene con questo Pit Stop
Tra poco esco e divento socievole...




venerdì 19 aprile 2019

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi Quel che resta del giorno




Tramonto su Montespertoli foto di Marco Galeotti 





Quel che resta del giorno sta in una mano di pensieri…li rimugini, li ribalti, li dividi e cataloghi, li metti in fila per importanza, per sensazione provata, delusione ammessa, gioia da non volersi menzionare.

Quel che resta del giorno sta in un cielo davanti, un luogo visto con una luce diversa, una manciata di minuti sottratti a ciò che resta da fare, a ciò che ancora attende. 

Quel che resta del giorno non sempre è il meglio del giorno trascorso, ti mette il broncio sul volto, la mente ballerina, l’attenzione distratta. 

Quel che resta del giorno cerca la notte, subito, riponendo nel riposo il riassetto, l’azzerare, la fiducia che domani vedrai più chiaro. 

Quel che resta del giorno è resto, è un cielo striato di nuvole in rincorsa, è un sole che lascia la scena, è un raggio che illumina ancora, non dandogliela vinta al buio già in transito. 

Quel che resta del giorno ti fa fermare, ti fa riflettere sul fatto e il da farsi, ben fatto o da farsi meglio. 

Non essere troppo dentro a quel che di questo giorno resta, rischi di non capirlo, di sopravvalutarlo. Prendine le distanze, guardalo da fuori, metti insieme azzurro, luce, giallo e nuvole… e poi la terra, quella che pesti, quella su cui cammini. 
Piantaci i piedi e prosegui.
Dopo il tramonto un alba c’è sempre…


Alba su Montespertoli foto di Valentina Santecchia 


domenica 24 marzo 2019

Pit Stop Riflessioni di prima primavera...




Dovremmo capire dove si può arrivare, dove ci possiamo spingere, senza rischiare di consegnarci agli altri, per ciò che non siamo. Perché ciò che davvero siamo, non temete, alla prima occasione verrà fuori. Quindi non decantiamoci, non illudiamoci di essere ciò che vorremmo senza l'esperienza, le competenze, che invece vantiamo di avere. Chi ci conosce molto, chi poco, chi si appresta a farlo, vedrà le falle, le lacune, più prima che poi. Tutti, nessuno escluso, cade nella trappola dell'ego, del narcisismo, dell'auto celebrazione, senza possedere nemmeno la metà di ciò che va  celebrando. Ma quanto è più gratificante che di noi dicano, invece che di noi medesimi dire?... Ci avete mai pensato?...
Di certo i social fanno il gioco e a questo gioco ci fanno stare, aiutandoci a impacchettarci con la carta migliore, la coccarda in tinta, il fiocco ben fatto. Vuoi che tra tutti "i sociali"frequentanti, non si trovi qualcuno o più d'uno, che ci compra a scatola chiusa?... 
Dura poco il gioco e il dire, sono i fatti e il fare che fanno la differenza. 
Ieri, oggi e domani....

Riflessioni di prima primavera...



mercoledì 27 febbraio 2019

Pit Stop Ode alla lentezza...





Leggo che oggi è la giornata della lentezza. Sono molte le date che sono state destinate a una ricorrenza, alcune sono importanti e doverose, altre, come questa, non saprei... Chi l'ha voluta? Chi ha deciso che?... Perché oggi?...

Comunque se è giornata della lentezza che lo sia! La lentezza dovremmo applicarla tutti giorni, dovremmo avere il diritto sacrosanto e scontato, di ritagliarsi un momento in cui, ognuno..."lenteggia" con se stesso, lentezza fa, lentezza mette, con tutto, per tutto, in tutto, ciò che lo circonda. Mettendo in atto lentezza, si mostra un lato del noi non sempre conosciuto e riconoscibile. Potrebbe essere anche il migliore che abbiamo senza saperlo, potrebbe essere la salvezza, il buon risultato di aver dato retta al nostro "lenteggiare". 
Tutta questa corsa a chi per primo arriva, a chi più veloce corre, a chi crede di valere di più perchè si piazza sempre nei posti migliori sulla linea della vita, mi ha stancato. E' di una manciata di giorni fa, questa riflessione esternata e condivisa. E forse questo giorno che oggi si celebra, mi cade a fagiolo. 
L'amico Alessandro posta con la sua riflessione di lentezza, questa foto che gli rubo, senza chiedergli il permesso, già so, che me lo darà...


Ordinatamente, senza fretta, disegnava linee, una dietro l'altra, mettendo sfumature dritte di verde, su quel verde in distesa. Il tempo non era cosa sua, suo era quell'andamento lento e silenzioso di procurarsi del bene, dall'alba al tramonto, senza contare...né l'uno, né l'altro. 

Io invecchiai, lui lentamente visse...

Lode all'omino trentino foto di Alessandro Fontani 



sabato 2 febbraio 2019

Pit Stop Linee



Non c’è nessuna linea tra la vita e la morte, nessuna distanza o distacco. E’ un intrecciarsi vicendevolmente. Esserci, non esserci. Siamo quello che eravamo, quello che eravamo resteremo. Siamo noi anche lì, solo in un’altra dimensione. Qui, continueremo a vedere i volti, a risentire le voci, a percepire presenza. Basta solo essere predisposti, basta solo allertare i sensi in dotazione. La vita, la morte, due mani tese, dita che si intrecciano. Un racconto in bilico da proseguire.  

Riflessioni notturne di una notte dormita per metà, quando buio e silenzio conducono senza manovratore, il movimento del pensare. Ripesco tra gli appunti di scrittura ancora da evadere, 

Nella luce del giorno ripenso, tengo, scarto, tutto sento. Quando troppo si pensa si fatica a stare a galla, bisogna immergersi nei fondali, fino dove il fiato e la spinta riescono a portarci. 
Intrecci tra vita e morte, si sciolgono quando la luce squarcia, si cercano quando il buio tutto riagguanta. 

Ognuno la pensi come vuole. 
Io così la penso.


sabato 5 gennaio 2019

Pit Stop Traguardi




Siamo quasi al traguardo della prima settimana di gennaio trascorsa. Arrivati a lunedì 7, potremmo ufficializzare la partenza del nuovo anno, quello della consuetudine. 
Calendario nuovo per storia vecchia: mesi messi in fila allo stesso modo, domeniche che cadono sempre dopo i sabati. Per quanto concerne propositi, cambiamenti, rinnovamenti, gli si dà un tempo di 30: 30 giorni, fine mese, per via di quella istituzione quasi imposta, di rimettere al primo mese dell'anno, tutti i voli pindarici ancora in giacenza. 
Chi ben mi conosce sa, che mi sono sorbita anche questo ennesimo passaggio di feste, come la medicina amara di Pinocchio. E io, non son certo la fata. Negli anni chi mi vuol bene, ha imparato a rispettare questa mia avversione periodica d'annata; non mi istiga al farmela piacere e io cerco il più possibile di adeguarmi nonostante. Le minoranze si sa, fanno sempre più fatica a imporsi. 
Provo a prendere confidenza con l'ignoto 2019, per ora sto ancora con il 2018, fatico a staccarmene, non perché sia stato splendido ( tutt'altro) molto doloroso e pieno di insidie, ma per affezione di tempo insieme trascorso. 
Di ogni anno andato, si pensa cosa tenere e cosa lasciare andare. Lo fanno in molti, dice... Io no, io tengo tutto, non si sa mai... e poi le parzialità non mi piacciono.






martedì 1 gennaio 2019

Pit Stop Fatevi!


Fatevi, di passione e di interessi. Non lasciate che il nulla vi agguanti, che il brutto vi abbrutisca.

Fatevi, di momenti tutti vostri, non è egoismo ma sopravvivenza al giornaliero. Sarete migliori per gli altri, se prima “sarete” per voi.
Fatevi, di bellezza, di quella che per voi è, bellezza, qualunque essa sia, non importa cosa, la bellezza non ha canoni. 
Fatevi, di tempo rubato alle incombenze. Può restare la polvere e la tavola apparecchiata, voi, fatevi. 
Fatevi, perché se vi farete quando ancora il cervello e la consapevolezza del farvi sono in tiro, avrete il “fatto” che vi sosterrà nell'età della pensione. 
Fatevi, per tenere bada i pensieri, le tristezze, le avversità, il dolore. 
Fatevi, e insegnate a quelli che non si fanno che non sanno cosa si perdono a non farsi…di passione , di interessi, di amor proprio… 


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lunedì 31 dicembre 2018

Scattiscritti Discorsi foto di Antonietta Adamo testo di Giovanna e Francesca



Eppure già si allunga...
Cosa? -disse in un soffio in parola- 
Il giorno- rispose- con gli occhi appoggiati sulla stoffa leggera. 
Per un po' poi, nessuno dei due disse nulla. Ognuno nel suo silenzio complice, quello che solo chi s'ama da tempo, sa dividere e condividere per farsi del bene. 

Riprese... 
Sono felice che vada... 
Cosa?... 
L'anno 
Hai ragione 
Dovrò ricordarlo e rimpiangerlo comunque... 
Nessun anno si scorda, a meno che non lo voglia 
E io non voglio... 
Intanto il sole calava.... 
È bello farsi culla in noi stessi. Giocare con le parole ma il silenzio talvolta ha il profumo di tanti profumi. Odora di terra e cielo, del giorno e della notte. A fine anno puoi mettere un seme speciale in te. Deporlo in quel breve tempo dell'allungo del giorno... Questa è luce giusta per farlo. Hai la mia parola. 
Ho la tua parola... Dopo tutte queste tue, tu una mi consegni...Luce 

Fu ancora silenzio, di parole saturo, di Luce illuminato. 
Si avvicinarono sorridendo, si scambiarono carezze sulle guance. 
Poi venne la notte dell'ultimo giorno dell'anno. 
Il dopo, è un'altra storia...


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Luci d'inverno! foto di Antonietta Adamo 




sabato 29 dicembre 2018

Impressioni in penna... Sogniamo più forte della paura di Saverio Tommasi

Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura, quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…



Caro Saverio, 
avrei voluto scriverle prima ( il suo libro era già in mano mia, pochi giorno dopo la sua uscita) ma altri impegni me lo hanno impedito. Se fossi ancora presente nella vostra dimensione, le proporrei una prossima avventura letteraria a quattro mani, tanto nel suo narrare, il mio ho trovato. Nonostante gli anni trascorsi e la mia assenza ormai datata, nel suo leggerla ahimè capisco, che le cose, e le pieghe delle stesse, hanno preso altri nomi e altre pieghe ma son sempre” bruttaralle” assai lo stesso. Il sopruso, la diversità, l’ingiustizia, la bellezza del pensiero libero, espresso in libere parole, ostacolato da tutto il suo contrario. Una realtà che si ripete raccontata in favola, perché arrivi a piccini e grandicelli, perché "i grandi" faccia riflettere. So ( perché mi tengo informato anche da qui) che le mie poesie, i miei racconti, continuano a girare nei libri, continuano a essere lette nelle scuole e nelle case, perché si dice, che nonostante la loro data di nascita, continuano a consegnare messaggi mai fuori moda. Ecco, caro Saverio, io credo che la storia della sua Filadelfia e di tutti i personaggi non a caso, che nulla al caso raccontano, così precisi nel loro descriversi, per farci vedere e conoscere il variegato genere umano, non sempre migliore ma sempre autentico… dovrebbero avere lo stesso buon destino delle mie poesie, dei mie racconti. Mi creda, non è piaggeria la mia, ma sincerità tra scribacchini ( insomma…scrittori via!) Mi son segnato delle riflessioni su alcune pagine, su alcuni passaggi, magari li riunisco più in là e poi glieli faccio avere. Adesso mi stanno chiamando, devo lasciarla caro Saverio, ma ci risentiremo appena possibile. E per tutto il resto del suo impegno oltre lo scrivere… non si arrenda, non molli, non abbandoni, anche quando lo stomaco le si chiude e la rabbia padroneggia il suo involucro. 
Con stima 
Gianni Rodari 


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mercoledì 26 dicembre 2018

Pit Stop Intrecci




Non c’è nessuna linea tra la vita e la morte, nessuna distanza o distacco. E’ un intrecciarsi vicendevolmente. Esserci non esserci…siamo qui quelli che siamo, siamo lì quelli che in un’altra dimensione stanno. Si vedono volti, si sentono voci, si recepisce presenza, basta solo essere predisposti all'ascolto. Ma forse non è nemmeno questione di questo. E’ proprio che vita e morte hanno le mani tese e le dita che s’intrecciano. E’ un continuare per proseguire, dove il destino ha fermato. Non mi pongo il problema di essere capita, non mi interessa. Sono riflessioni notturne di una notte dormita per metà, quando il buio e il silenzio conducono senza manovratore, il movimento del pensiero.
Nella luce del giorno ripensi, tieni e scarti. Tutto senti. Un perenne e progressivo sentire ti accompagna. Fai parte di quelli che faticano a stare a galla e abbisognano di immergersi tra i fondali, fino dove il fiato e la spinta, riescono a portarli. Intrecci di vita e di morte, si sciolgono quando la luce squarcia, si calamitano a vicenda quando il buio tutto riagguanta. Ognuno la pensi come vuole. Io così la penso.


lunedì 26 novembre 2018

Impressioni in penna...Il giro dell'oca Erri De Luca




Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura, quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…





Non è la prima volta che scrivo che i libri di Erri De Luca, dovrebbero essere letti in ordine di uscita, o almeno giù di lì…Perché è cosa quasi naturale che ciò avvenga, lo senti, hai la necessità, il bisogno, che così sia. E questo suo ultimo” Il giro dell’oca”, per me ne è conferma. “Il libro più intimo di Erri De Luca”, cita la terza di copertina e io non posso che partire da questa citazione, che in pieno condivido, per scrivere le mie ennesime impressioni in penna, su questo autore che adoro. Con Erri nessuna via di mezzo o mezze misure: o ti piace e fai tuo il suo, o l’esatto contrario. Io sto col primo e mi crogiolo nella melodia, nel suono, dei suoi passaggi in scrittura, brevi, ma pregni di tutto ciò che serve, per consegnarti, in parola scritta il suo pensiero, che molti altri avrebbero fatto durare pagine. Per me la forza di Erri De Luca, sta proprio in questo: essenza e polpa dello scrivere e Il Giro dell’oca a parer mio, ne è l’emblema.



Un monologo iniziale per aprire la strada, per tracciare il cammino e il passo del libro, un dialogo aereo che conduce la trama, fatta di domande e risposte tra un sé e un altro sé, come a volersi mettere a riparo da qualche senso di colpa venuto a picchiettare, da qualche scelta troppo convinta, non da rimettere in discussione, ma da rifletterci ora, in virtù di altre, più forti, fatte a suo tempo. Un figlio mai nato nel reale, ma nato nell'intimo, un raccontarsi da padre e da figlio, tra figlio e padre, da figlio di padre, ma più di ogni altra cosa, un mettersi a nudo davanti a se stesso senza replica. Ho letto facendo notte, la luce bassa per non disturbare il sonno altrui, solo le braccia e le mani fuori dalle coperte, per reggere il libro, sfogliarne le pagine. Addosso la solita emozione “alla Erri”, quella che mi fa essere lettore al centro della storia, che mi lascia un’immaginare tutto mio, una mia interpretazione di ogni singola frase e ben oltre quella. Il sotto testo dei libri di Erri è un altro libro che insieme si legge. Sottolineo, accade ogni volta, tornerò a rileggere col fiato corto e la luce negli occhi, quei passaggi che sottolineai e che son miei, che mi appartengono, mi apparterranno. Non importa, ad Erri, della folla lettrice, né delle classifiche, lui consegna quando arriva il suo tempo di farlo e rifarlo, per partecipazione alla vita in veste di scrittore, quando ha voglia in quella veste, di sentirsi. Altrimenti altro fa, con medesimo piacere. Se non lo vuoi non lo compri, sugli scaffali delle librerie c’è sempre molta scelta, pure troppa. 

Lui c’è nella mia libreria, finché lui vorrà…


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Pit Stop L'Ultimo Imperatore...




Se ne vanno e non ne ce ne saranno altri come loro. Lasciano il terreno per mettersi alla regia, ancora e ancora, nel luogo in cui gli hanno chiamati. 
Caro Signor Bernardo,
cosa si può scegliere tra tutta la bellezza che ci ha consegnato, cosa mettere per primo, cosa dopo?...
Impossibile, quando uno ci lascia un'eredità di capolavori, una vita dedicata all'arte della cinematografia più alta, più emozionante, più...superiore! 
Lei ha curato tutto, stando dietro, accanto, davanti, alla sua macchina da presa. Nulla al caso, per consegnare perfezione. Sempre. 
Non riesco a immagine vi sia qualcuno che non abbia visto almeno un suo film. Personalmente non li ho visti tutti, ma, quelli visti, li ho visti e rivisti, da ricordarmene " i piani sequenza". 
E poi la LUCE, Signor Bertolucci, la sua luce, unica, accurata, precisa, che in una delle sue magnificenze come L'Ultimo Imperatore, già da sola tutto raccontava. 

Grazie per averci reso meno aridi, per averci tenuto alta l'attenzione, battente il cuore, nutrito lo spirito.