lunedì 3 settembre 2012

Impressioni in penna "Quelli che...la passione"






Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…                                                                                                              


Quelli che...la passione

 Nella maniera che mi viene meglio (credo..) cioè scrivere, eccomi! Non è la prima volta, l’ho già fatto per la serata di Molly e Seb, ma diciamo che questa volta è per motivo più… vostro…nostro?...Mi sa che faticherò a sentirmici dentro, così alla mia maniera proseguo… 
Le passioni ci si riconoscono e ci si vivono, o almeno si fa di tutto per farlo, ed esserne colpiti è segno di vita. Non facile ritagliarsi momenti per metterle in pratica, per assaporare a tutto gusto quella inevitabile, quasi doverosa alternanza di emozioni e patimenti, che lo starci dentro comporta, come purtroppo è successo ad uno degli equipaggi del Gruppo Rallisti in Toscana partecipanti all’ultimo Rally di Reggello 2012. Forse il miglior antidoto per affrontare gioie e dolori che il provarla comporta è il condividerla, non necessariamente con persone che fanno parte della stessa, ma con persone diverse, dalle diverse passioni. Punti di vista che s’incontrano dunque,  si scambiano, restituiscono, una visione d’insieme che da sola accresce.
Chi non ci riesce non ha capito nulla, e presto o tardi perderà del nobile concetto di passione il vero significato. 
Con competenza quando serve e goliardia quando chiama, si nutrono e proseguono all’unisono i componenti del Gruppo Rallisti in Toscana. Belle  anime di tute e motori; nel ricordo, nel futuro... 
Io?...Io scrivo!!!


Copyright tutti i diritti riservati ©


5° Rally di Reggello

Pennellate di parole "Quella sera..."

             

Jakub Schikaneder carrozza d'inverno al crepuscolo (1900–1910)


Quella sera...

Ogni cosa era lenta quella sera, il cavallo incespicava nei suoi zoccoli e il cocchiere non se la sentiva di spronarlo.Era lenta la nebbia, lenta la neve, e lenta la luce che  dalle finestre filtrava.

Lui, attese: che l'anziana donna passasse, che la carrozza si perdesse nel crepuscolo. Quando più nulla vi fu sulla strada se non la lentezza a rimbombargli nelle orecchie, dette fiato alla sua vecchia cornamusa, spingendo nell'oltre di quella sera d' inverno la lentezza del silenzio...

Copyright tutti i diritti riservati ©
 
                           

sabato 1 settembre 2012

Pit Stop "Caos"


Caos

Mi guardo intorno, regna il caos. Non avrei mai pensato di riuscire a vivere nel caos. Avevo tanto di quel caos dentro di me un tempo, che mal sopportavo quello che intorno poteva anche solo accennarsi. Ora, osservo il caos. Ci sto dentro, non mi da fastidio, ci traccheggio, quasi lo centellino perché rimanga ancora. Non posso più arrabattarmi e affaticarmi come in quel tempo neanche troppo lontano. Osservo, passo, mi siedo. Mi siedo spesso davanti al pc, nuova fissa postazione pronta all'uso. Prima non era così, prima di postazione ne avevo un'altra: ferro ed asse da stiro. Sempre racconto, che acquistai la casa dove abito, proprio perché c'era una piccola cantina, rifugio di faccende domestiche, rifugio ad uso e consumo della mia smania di ordine e pulizia. Un’altra postazione fissa ora mi appaga. Scrivania e computer, pagina facebook sempre aperta, Firefox sempre aperto, word sempre aperto. Il corpo mi invia segnali precisi, i sensi di colpa stanno a riposo.  E' qui che voglio stare quando sono lontana, è qui che mi rifugio ogni volta che sento impellente il bisogno di battere i polpastrelli sui tasti. Ecco, ci sono, ho bisogno, ci sto.
Un senso di fatica fisica mi assale, quando troppo ho già dato per l’ordine da mostrare al mio occhio. L’ordine da qualche tempo l’ho fatto all'interno del mio involucro. Ancora non è perfezione. Ancora qualche cosa non è al posto giusto. Per sempre mi rifiuterò di metterla a dovuta dimora. Aspetto. Mi sento così menefreghista quando sto qui seduta e la mano corre veloce sui tasti. 

Mi guardo ancora intorno: caos. Lo guardo questo caos e non mi dà più noia, ci posso convivere. Quando tornerà l’ordine tornerà l’ordine. Ora c’è il caos, prendo il caos. Potrebbe essere un alibi che mi son costruita perché l’io dell’oggi non ha voglia di imbattersi in lavori domestici. Potrebbe. Se è sia. Il senso di colpa tace. Sto scrivendo per me. Queste non son cose che si scrivono per altri. Solo per se stessi. Mi riesce meglio scrivere per me che per chi dovrebbe leggere. Non andrò lontano. Il lato biografico  prende il sopravvento, si fa spazio a gomitate, non si mescola con la fantasia, rimane solo, in attesa. Il romanzo e il romanzare latitano, finché l’esaurirsi del dentro di me non avrà trovato la sua via d'uscita.

L’occhio riguarda intorno: caos. Qualcosa nelle prossime ore, nei prossimi giorni tornerà al suo posto. Il tempo che ci vorrà, il tempo necessario. Io, aspetto. Aspetto che il caos si ritrasformi in ordine sparso. Il dentro del mio involucro vive bene anche così, il dentro contenuto si adegua a questo sereno stato emozionale. Rimango davanti alla tastiera, le dite battono sui tasti, le battute si susseguono, le parole si formano, le frasi prendono vita. 
Mi assento, il caos mi reclama.


Copyright tutti i diritti riservati ©