martedì 4 settembre 2012

Scattiscritti "L'attesa"


L’attesa    foto di Angelo Perrone


Un foulard di quelli grandi legato alla borsa di paglia taglia maxi, per quando l’aria fresca della sera le avrebbe infreddolito le spalle nude. Ancora non aveva deciso dove avrebbe dato il via all’attesa: seduta sulla panchina a ridosso del muretto, oppure pesticciando la piazzetta avanti e indietro, ingannando tra i passi e il rumore dei tacchi, il tempo da trascorrere.
Anguillara
Lucrezia, dalla pelle bianca e le efelidi in agguato davanti al primo sole d’estate, giunco in crescita, sotto la canottiera acqua marina e gli shorts che a mala pena le coprivano lo stacco della coscia, una massa spettinata di capelli biondo rame, sfioravano le spalle ossute. Senza perdere di vista i sette scalini e quel che si vedeva della via oltre i lampioni, si accese una sigaretta, inspirando pensierosa la prima boccata, buttando lo sguardo sul display del cellulare per leggerne l’ora. Venerdì sera di metà luglio: stesso copione, conosciute aspettative. Dopo aver contato i passi e le boccate di fumo fino all’ultima, si sedette, mentre la brezza già annunciata le lambiva le spalle, lasciando al foulard di fare la sua parte. Quella era per Lucrezia la sua seconda estate scandita dai fine settimana in alternanza, due le case, doppi gli effetti personali per non incorrere nel pensiero della dimenticanza. 
Il vaso di sempreverde toglieva un po’ di visibilità alla strada, ma tanto la voce che ogni quindici giorni da quel luogo la chiamava, avrebbe sopperito alla vista : 
“Lucre…”-sentì nel silenzio del dopo caffè- 
“Si papà sono qui”- rispose alzandosi e andandogli incontro correndo- 
Ogni due venerdì sera di ogni mese...


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Impressioni in penna "Lucia e la sua arte in...cocci..."

Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…


"Impressioni in penna" della Mostra di Lucia Menchini “Lucia mosaici” presso 3R riciclo risparmio, riuso a Firenze

Lucia, e la sua arte…”in cocci”…

Sono unici i “cocci” di Lucia, sono “cocci d’arte ”, riuniti, incastrati, incastonati, non a caso, con quella sapienza e quella poesia, che solo un animo sensibile come il suo, può far migrare da quello alla mano maestra.
Ogni pezzetto ha la sua storia personale, un passato prossimo o remoto, una famiglia originaria, in cui per anni ha assolto fedele il compito assegnatogli. Perché tutti i pezzetti che giungono a Lucia, provengono da materiali di riciclo e all’interno delle sue opere, delle sue composizioni, si rianimo, si reinventano; di colore, luce, tratto.
Mosaici? Banale forse, “Ceramiche in dipinto” ecco! Almeno io lo preferisco!
Uniche, di forma e di genere. Frammenti tondeggianti o appuntiti che guidati dall’idea già bene impressa nella mente, sotto i polpastrelli di Lucia si trasformano, mutano, ritrovandosi all’interno di uno spazio designato, vicini e complici, simili e contrari, specchi e alter ego di se stessi.
Prospettiva, profondità, tra la luce e l’ombra dei cipressi che svettano al di sopra dei magici cocci messi di taglio, sovrapposti quanto basta per creare il movimento collinare, per dare respiro, ai declivi in lontananza.
Anziane scodelle, sbeccate ciotole, sono le vele gonfie di vento di libeccio, che spinge le barche in mezzo al blu, di un mare piastrella piscina dismessa, carezzato da onde di greche, che un dì adornarono cucine in muratura.
Sta in un “vassoio da portata” il Giglio di Firenze, nel suo colore fedele, staccandosi dal fondo di bianchi e di azzurri, mentre due pezzi con manico così simili tra loro da supporre che provengano dalla solita zuppiera, lo racchiudono; in alto, in basso.
Niente di tutto quello che pare è a caso, ed è, un caso. Ma un arte studiata, elaborata, vissuta dall’artista prima dentro e poi fuori nei minimi dettagli. D’improvvisato non c’è che lo stupore disegnato sul volto di chi a quell’arte, ci si trova davanti.
Provate a fermarvi ad ammirare da vicino un lavoro di Lucia Menchini e poi dopo un poco allontanatevi; ne carpirete le sue due anime racchiuse.
La prima è quella del particolare, del dettaglio, della scelta attenta e ponderata del pezzo, che come il tassello di un puzzle in divenire, da vita alle ceramiche dipinte.
La seconda è quella dell’insieme, quella che porta, che conduce, oltre ciò che l’occhio vede, dentro ciò che l’istinto sente, e che l’artista a modo suo ci rimanda, per via di quel legame sottile e misterioso, che lo lega speciale e diverso ad ogni opera.
E’ per me nelle due “tele” astratte, che meglio vedo svelarsi le due anime di Lucia; cocci d’arte elicoidali bianchi, neri, specchio, “fermati” al loro interno dal centro/frammento di coperchio teiera; invito silenzioso alla scoperta, alla voglia di far avvicinare la mano al pomello e… alzare, rimanendo in attesa di scoprirne sotto nuove magie.
Mistero d’artista? Mistero di Lucia?...Suo, segreto, giardino. Amorevolmente i cocci d’arte si fanno da lei raccattare, catalogare, accumulare, e a lei fiduciosi si consegnano per esser trasformati, diversi e unici a seconda della giornata, del momento, del suo sentire. Con la stessa bravura e maestria dettata dalla testa, dal cuore e dell’anima, Lucia mai li delude… 
 

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "Passeggiata toscana"





Passeggiata toscana

Ci si chiude l’uscio alle spalle, mentre le finestre delle case rimangono aperte lasciando che il sole d’aprile e gli aromi di una campagna in risveglio, invadano leggiadri le stanze. Una brezza a tratti più vigorosa, ci scompiglia i capelli. Scarpe da jogging, abiti comodi adatti al passeggio. Una felpa stretta in vita per quando il calore di questo sole smanioso di farsi vedere e sentire, andrà a nascondersi con lui dietro l’orizzonte. I pollini nell’aria solleticano i nasi allergici che in ripetuti starnuti soccombono. Insignificante scotto da pagare, quando si ha la fortuna sfacciata di vivere in campagna, tra poggi e borghi adagiati nel verde. Serrata dunque la porta, accompagnato nella battuta il cancelletto, mi immetto sulla Via di Poppiano in direzione dell’omonimo Castello. Pian piano il passo prende il suo ritmo mentre l’occhio come sempre non sa dove posarsi, frastornato com’è da tanto paesaggio e colore che lo circondano. Un concentrato raggio di sole mi illumina il volto, regalandomi da qui al mio rientro, il primo colorito di una abbronzatura in divenire. Per andare al Castello, antichissima dimora dei Conti Guicciardini, percorro in discesa l’antico viale che oggi come ieri designa il tragitto tra “poggio e borgo di Poppiano”. Cipressi verdi come sentinelle, ne costeggiano di questo i lati, vigili e discreti sul mio passare. Alla fine del viale mi tengo a destra, e percorsi ancora pochi metri in accennata salita, entro nel borgo. Le case quasi incastrate l’un l’altra, costituiscono una specie da avamposto al “maniero”, che già s’intravede. Avanzo ancora. La strada si fa piazzale antistante l’entrata del Castello. Un enorme cancello ne custodisce accesso e corte interna. Tre le torri che svettano. Più imponente una, minori le altre due. Indiscusse sanciscono l’origine e l’uso che fu, dell’immensa dimora. Una coppia di turisti muniti di obbiettivo, sbirciano la corte oltre l’antica cancellata, lasciandosi andare a più di uno scatto. Se il mio inglese fosse un poco meno arrugginito, mi potrei avvicinare e raccontar loro di quanto sia suggestiva la stessa d’estate, quando a metà luglio per una sera, s’illumina di fiaccole, s’imbandisce di cibo povero e buon vino, risuona di note. Per tetto un cielo di luna e stelle al bisogno. Ma raccontato che gliel’ho solo col pensiero, proseguo il mio cammino tra vigne e oliveti, discese e salite, in piacevole alternanza. Quando la strada si sdoppia a me la scelta: borgo di Fezzana o di Montebetti? Il primo oggi ha la meglio, mentre le gambe già prendono velocità nell’ennesima discesa. Due anziani per mano mi vengono ora incontro, la vita di ognuno consegnata in quella morbida stretta. Stesso passo, stesso ritmo, come se fosse un solo arto a condurli. 
“Buonasera” gli dico con un sorriso. 
“Buonasera” insieme uguale rispondono. 
E prima che mi sfilino accanto provo a immaginare quanti siano gli anni che passano tra quelle dita intrecciate. Con commozione e tenerezza penso a noi due, a chi di noi per primo, lascerà la mano dell’altro. Devo stare invecchiando se questi pensieri mi spaccano il cuore. 
Passeggiando l’anima si nutre, si mettono in fila le emozioni, si resetta la mente, si sfoltiscono i pensieri. Psicologica terapia a costo zero, allenamento fisico senza palestra. Negative partenze. Positivi rientri. Anche se la vita non proprio davvero, è mai una passeggiata. 
Giunta l’ora di ritorno girando sulle suole di gomma, a ritroso ripercorro il cammino. Paesaggio, colori, borghi e Castello uguali ma diversi, di nuovo catturano il mio sguardo. Dipende dalla luce, dal passo e dal mio sentire…

Copyright tutti i diritti  riservati © ( racconto pubblicato all'interno dell'antologia EDI-THON dal club dei Cento di Torino edizioni "Penna d'autore)




lunedì 3 settembre 2012

Scattiscritti "...uno di loro..."


...uno di loro... foto di Alessandro Fontani
 


Un brivido, il volto in fiamme, in accelerazione i battiti saliti di fretta nel collo. Masticava troppo poco l’inglese buono, quello intriso di cultura d’oltre Manica, per poter anche solo provare a immaginare, ciò che di abilmente romanzato si celasse tra le pagine odorose d’inchiostro. 
"acchiappare" la bellezza della scrittura....
Appena il corpo si acquietò, fu la mente a galoppare. E lo vide, in mezzo agli altri, proprio uno di loro, con la sua foto copertina scattata in Normandia in un agosto ormai lontano; una panchina bianca sull’Oceano, un orizzonte netto, che perfetto tagliava a metà l’azzurro tra acqua e cielo.

Lettori in fila indiana attendevano una copia autografata. La fila già s’allungava...



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