domenica 24 marzo 2013

Pit stop "L'essenziale..."



"L'essenziale.."

 
Non so se silenziare o dar voce, abbia lo stesso effetto d’arrivo.  So soltanto che ancora mi deludo e non va bene, non alla soglia del cinquanta, non dovrebbe appartenermi, dovrei aver fatto incetta, aver da tempo imparato. 
Così metto in atto e ignoro, comportamenti di persone che credevo vicine, che avrei voluto lo fossero come io lo sono stata per loro in momenti, situazioni, di medesimo intimo significato. 
Misura diversa, peso, importanza, nei miei confronti aleggiano.  Premetto che è la bocca che parla e non il cuore: non ho mai atteso nessuno per fare, credere in me e continuerò a farlo , ma ci sono giornate come questa, quando " mi si stacca l'embolo", come qualcuno che mi ama mi dice, che mi va di dar voce per liberarmi, pensando che, se l'ignorare non da effetti forse il provare a dire potrà darli. Così scrivo:  
" Mi avete profondamente deluso con il vostro atteggiamento,! Mi sarei aspettata bene altro, davvero pensavo fosse naturale che, come io ho fatto per…” 
Basta, già mi pento, ma in fondo ho scritto senza dire, ho detto, scrivendo tanto.  
Torno a ignorare, il vaso si è rotto ne raccolgo i pezzi. Un collante qualunque prova rimetterli insieme. Non sarà più come da nuovo, io non sarò più la stessa. La vita insegna, ci si guarda intorno, si prende, si lascia, si riflette. 
L'essenziale, anche non riconoscendolo da subito, poi, resta....

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                                                     Mentre il mondo cade a pezzi 
                                                        io compongo nuovi spazi 
                                                                  e desideri che 
                                                         appartengono anche a te… 
                                                                …beati loro poi 
                                                     se scambiano le offese con il bene… 
                                                        …e nel silenzio mio annullo… 
                                                 …tornerò all’origine…all’essenziale… 
       
                                                                  (Marco Mengoni)










mercoledì 13 marzo 2013

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "Il tempo di sognare.."


"Il tempo di ...sognare..."   
(mille battute per una foto)



Una giornata grigia, di quelle spente, scrosci di pioggia s’intrufolano nel silenzio della valle, fanno un po’ di rumore, lasciano la scena, umida e fredda come se fosse l’autunno a battere all’uscio e non la primavera. L’auto da sola viaggia.
“ Appena metto piede in casa do fuoco alle ceneri, una bella stiepidita con la legna rimasta, tanto pe butta fori l’umido…” - così a mente si dice-
Suona l'autoradio una francese melodia, apre il finestrino perché il vetro non si appanni.
Accanto sul sedile l’obiettivo.
“Dopo la curva c’è uno spiazzo” – si sussurra-
Chiude la cerniera del piumino fin sotto la gola, scende. L’aria è pungente richiama dicembre. Tra le mani la macchina fotografica, posiziona, scatta. Non sarà il grigio, né la pioggia che ha battuto sulla terra fino a qualche attimo prima e nemmeno la nebbia che lo incontra a d andare in fotogramma, scatterà su ciò che vorrebbe che fosse: paesaggio in pastello, cielo terso, come quelle mattine d’estate che esce prima di casa per regalarsi il tempo, il tempo di sognare…
  

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foto di Carlo Boccacci
 




Scattiscritti "...pensieri di ghiaccio..."



...pensieri di ghiaccio... foto di Lucia Coli



...pensieri di ghiaccio...
...pensieri di ghiaccio, freddano le tempie, si sciolgono al rossore del volto. Stalagmiti appuntite pungono dove la carne è già in dolore, dove la forza dell’amore non da scampo si frantumano. Verranno raggi di sole come sciabole incandescenti, a riportare l'ordine in calore...

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Pit Stop "Ritmo and blues"


"Ritmo and blues"

Credo che mi sia doveroso ogni tanto, a scadenza fissa, a ritmo and blues, sotto la spinta del neurone che mi si stacca, andarmi a trovare. Apro il cancello del segreto mio giardino, entro. Fiori in boccio, appassiti, macerie, geometrie nuove di zecca, nulla mi accoglie, sono io che vado loro: lascio, prendo, faccio finta, per la necessità di credere nell’uno, nell’altro.
Fede? Poca. Amore? Tanto o meno di tanto. Amicizia? In alternanza discontinua. I legami di sangue stanno, come quelli senza sangue identici, ci credo oggi più forte domani affatto. Mentre mi credo e mi ritrovo necessito di sentire da dove vengo, dove sto andando, quale viottolo da abbandonare, quale sentiero ci sia ad aspettarmi. Osservo il giardino mio nell’arco del tempo che sto: arriva l’alba, si fa mattino e la sera va in notte. Stesse cose mutano, attraverso i passaggi.

Quando giunge l’ora del rientro dal credo, il cancello chiude, il lucchetto schiocca.
Poi torno…
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