sabato 2 giugno 2018

Pit Stop Palazzuolo, prima 2018


Ritorno a Palazzuolo sul Senio. Conoscere due persone incontrate su facebook, un pranzo frugale consumato sul camper sotto le frasche degli alberi, un pisolino, una camminata di 10 chilometri sul sentiero 10, segnalato sulla mappa sentieri reperita alla Pro Loco del paese. E anche se sudati e un poco affaticati, facciamo sosta alla Chiesa di Sant'Antonio, dove e' allestita, a cura dell'Associazione Amici del fiume Senio, una mostra fotografica al fiume dedicata. Al socio volontario presente all'interno della mostra, chiedo di associarmi, perche' : " anche se lontana mi fa piacere contribuire, sostenere". Due chiacchiere interessanti, una bella spiegazione per apprezzare maggiormente cio' che vedo, qualche riflessione sul perche' questo borgo dal dialetto romagnolo in provincia fiorentina, non sia piu' frequentato come un tempo. 


A una bottega prendiamo mezzo chilo di pane e a passo lento torniamo verso il camper. Ci aspettano relax e frescura. 
Ha fatto buio, i grilli cantano e il cielo va in stelle. Io scrivo... 
Viva la tecnologia! 
E' il tablet di David...
Sempre con noi.
Sempre e per sempre...



Fiume Senio Palazzuolo sul Senio Foto di Marco Galeotti 

Fiume Senio tra Quadalto e Palazzuolo foto di Marco Galeotti 

giovedì 31 maggio 2018

Pit Stop





Il silenzio cambia le percezioni. Luoghi solitamente rumoreggianti di voci e corpi, avvolti nel silenzio si trasformano. E' in quel momento di assoluta nuova percezione, che ci isola da tutto, volendo e potendo, anche da noi stessi. Una sensazione di estraneità da non volersi spiegare, perché troppo appartenente. Quando anche un piccolo suono di nuovo irrompe, tutto torna com'era.

Noi no.


domenica 13 maggio 2018

Pit Stop Maggio

Nei giardini fioriscono fiori. I sempre verdi si rinnovano, gli si riaccende il verde, si arricchiscono di neonate foglie. Nei vasi si cambia la terra. Ma non tutta. Dopo aver ripulito quella vecchia da radici e parassiti, si mescola con la nuova, si fa lo spazio di uno, di due, di tre, alle piantine di stagione. Un rito, un rinnovamento dovuto e necessario. Tutto avviene nonostante. 
E’ un mese per bene maggio, alterna possiede molto senza strafare in consegne. E’ scalzo a mezzogiorno e in calzini la sera, di aria fresca ti sveglia al mattino e ancora di una coperta di copre di notte. Maggio prova a farti aprire il torace per un respiro più lungo. Ci sono mesi di maggio in cui si fa fatica a respirare. Questo è uno di quelli. Eppure è tutto un cinguettio, un tubare di pennuti, di finestre aperte ad arieggiare stanze. Eppure l’inverno lasciato ci sembra più adatto per il proseguire nel nonostante: il caminetto acceso, i ceppi infuocati, il nero della cappa, il rintanarsi tra pareti e pensieri.
Nei giardini fioriscono i fiori.
A noi sapere come, sapere dove, sapere quando e quanto, farli fiorire.

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lunedì 16 aprile 2018

Pit Stop Due anime per una regia sola


Due anime per una regia sola. Dove l’uno l’altro. Non so immaginare il fratello Paolo, solo al timone. Vittorio Taviani, io l’ho sempre visto dietro la macchina da presa, creatore di film che non si dimenticano, che non riportano data di scadenza, che si rivedono come fosse la prima volta. Riservato Vittorio, alla ribalta solo il necessario per promuovere la sua ultima opera, mai referenziale, mai a consacrarsi. Basco in testa, occhiali sul naso, voce pacata, occhi che brillano nel raccontare le gesta dell’ultima creatura nata. Poi di nuovo silenzio, fino alla prossima nascita. Storie nella storia, le pellicole di Paolo e Vittorio Taviani, non tutte ma molte, con La notte di San Lorenzo in testa, per popolarità e meraviglia. Tra Vittorio e il fratello Paolo, due anni di differenza. Mi chiedo se Paolo vorrà proseguire. Quando uscì Padre Padrone fu rivoluzione! Perdonate la rima. L’asprezza di un mondo rappresentato, la quasi mancanza di dialoghi nel film, la potenza delle immagini, il protagonismo assoluto di natura e silenzio. Piovvero critiche, fu rivalutato molto dopo, nonostante i riconoscimenti avuti e l’esser stato inserito tra i 100 film italiani da salvare. 


Addio Vittorio, il cinema ringrazia.
Che la tua eredità artistica possa vivere oltre te, oltre noi…




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giovedì 12 aprile 2018

Pit Stop Give us The Voice DACCI LA VOCE!!!




Dar voce, raccontare, domandare, riflettere, porsi davanti a, cercare di capire cosa, provare a pensare come. Give The Voice, Dacci la Voce, non so se la traduzione è esatta, ma so che la voce c’è stata, da parte di tutti, per un obiettivo comune: comunicare, socializzare, includere, senza paura. Felix, Adams, Chirstopher, Sadiku, Lassana, con la serata di sabato 7 aprile, con questo incontro conviviale di reciproca conoscenza, hanno desiderato dirci che ci sono, insieme agli altri 20 ragazzi, accolti nel Centro di accoglienza a Lucignano, a Montespertoli, piccola, ma anche no, comunità a mezzo tra cittadina e campagna.

Fanno fatica, si fatica ancora, a sentire e vivere la loro presenza, integrarsi non è facile, fare integrazione nemmeno, anche se il centro è stato aperto tre anni fa.  


Molte le persone presenti sabato sera nei locali del Museo del Vino ai Lecci, non tante come era nei desideri, più di quante però si potesse immaginare. Qualcuno ha detto che erano i soliti noti, quelli più evoluti e sensibilizzati, io dico che c’erano ben oltre quelli, intervenuti per curiosità, voglia di capire o interesse a capirne di più.


E’ un buon inizio, è una porta che si apre, un cancello che si schiude, un seme che s’impegna a farsi pianta. Si poteva farlo prima? Forse si poteva, ma concentriamoci sul qui e ora e, soprattutto, proseguiamo. Perché molti sanno, ma ignorano. Rende bene l’idea, non c’è da colpevolizzare ma solo da costruire, insieme. Dacci la Voce, quella di tutti, di chi arriva, di chi c’è. 

Con la voce si consegna, si trasmette, timbro e tono della stessa fanno la differenza, trasportano ed esportano emozioni da fermare. 


Give the Voice, evento all'interno della straordinaria mostra fotografica di Francesco Noferini: "Burkina Faso Le donne e i bambini nella cava di Pissy," Africa nell’Africa: Senegal, Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, questi alcuni dei paesi di provenienza dei 24 ragazzi, età media 23 anni, accolti al centro.  

“Migrante, cosa significa? La spiegazione è semplice: una persona che lascia il suo paese e va in un altro per cercare una vita migliore” 
Così dice Felix, aprendo una serata di domande, riflessioni condivise, risposte in gran parte ancora da darsi.
Un ringraziamento speciale va a Tommaso Sbriccoli, antropologo ed esperto di flussi migratori.





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Give Us The Voice foto di Fernando Palmerini