martedì 26 novembre 2013

Impressioni in penna " Metti di essere nato nel 1964 o dintorni..." "L'ultima ruota del carro" di Giovanni Veronesi

Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura, quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…




"Metti di essere nato nel 1964 o dintorni..."

Metti di essere nato nel 1964 o dintorni, metti di aver attraversato questi cinquanta sempre dalla stessa parte, metti di averne passati trentadue con la stessa persona di cui venticinque di matrimonio, metti che in questo preciso momento avresti voluto sederti, con il seminato alle spalle e il raccolto davanti mentre invece la tua vita è andata in precariato, metti che questo film sia per te…

Appena le poltroncine del cinema Excelsior di Empoli Sala 3 spettacolo di domenica delle 20,20, ci hanno accolto, è stato come aprire un vecchio album di fotografie, di quelli dalla copertina in cartone rigido plastificato, con le pagine grosse appiccicose, su cui regolarmente finivi per disporre in modo storto, i tuoi scatti migliori, e che ora giace in cantina, con un puzzino di muffa ad avvolgerlo e chiavette, file e dischetti, a sostituirlo. 
Ti arriva all’anima Ernesto e a Giovanni gli concedi anche qualche piccolo errore, proprio perché il “vero” di tutto ti prende per mano ti accompagna nel viaggio, lo rende tuo. Ricordi il padre, la famiglia d’origine che così era e nulla si discute, la nostra italianità che si ferma davanti a una vittoria di calcio, la prende in prestito per dare ad una vita una sterzata. Un cameo l’amicizia profonda tra l’uomo mediocre ma puro che è Ernesto, e il “maestro”, che con la sua arte, la sua stravaganza ha saputo ingannare il mondo ma non se stesso e la sua solitudine. Bellissimo quando dice al Marchetti incravattato “ Sei falso..."

Passano le immagini del nostro Bel Paese che si sfascia per non riprendersi mai più. Ernesto sopravvive, con quella dignità e quella abnegazione che solo gli onesti nelle viscere posseggono, non perdono. 
Ai titoli di coda non ci alziamo. Stiamo attraversando, come tanti, troppi, un momento della nostra vita  che speriamo di poter dimenticare. E' stato un rivedersi, risorriderci, ricommuoverci anche, pur avendo, due conti alla mano, una decina d’anni di meno dei protagonisti. 
Quando ce ne andiamo ognuno di noi due pensa per se in silenzio. Forse c’è ancora qualcosa in cui credere, qualcosa ancora da fare, forse non abbiamo sbagliato a restar fuori dai cori corrotti...

Grazie Giovanni, grazie Ernesto. Davanti ad Elio Germano e agli interpreti tutti, m’inchino…

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"L'ultima ruota del carro" di Giovanni Veronesi

martedì 19 novembre 2013

Pit Stop "Un diritto."



"Un diritto."



Ci sono momenti nella vita che dovremmo avere il diritto di mollare. Come i topi, che per primi abbandonano la nave che affonda. Salire sulla scialuppa, farsi risucchiare dal buio della notte, non farsi più trovare. Vigliacchi, senza sensi di colpa, senza n ripensamenti. Vigliacchi, vigliacchi e vigliacchi. Mollare i  problemi, lasciare ad altri il compito increscioso di risolverli. Mollare al nostro brutto stato d'animo, e da quello farsi schiacciare con diritto. 

Ci sono momenti della vita in cui la gabbia si apre, ci accoglie.  Siamo leoni, leonesse, senza criniera e senza fauci, solo cattivi nella cattività scelta. 

Ci sono momenti nella vita, in cui dovremmo poter lasciare il tetto per il volo, senza una meta, pensando al giorno del ritorno come a qualcosa di molto lontatno. 
Prendiamoci in braccio, portiamoci in un luogo a rinascere. 
 
Ci sono momenti nella vita che il mollare dovrebbe farsi legge. 
Una valigia di cose volute, un biglietto d'andata.
Perentorio non dare notizie, non chiederle. 

Come felini impazziti giriamo nella gabbia, gettiamo lo sguardo oltre le sbarre. Il respiro si fa corto, la stanchezza ci agguanta. 
 
Vorrei il diritto di mollare a volte.
Davanti me sola.  



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martedì 12 novembre 2013

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "Fuori dal tempo..."



"Fuori dal tempo…"



Accanto al tepore dei ceppi che ardevano nel grande camino al  centro della cucina, mi appisolai, tra i vapori buoni delle pietanze sul fuoco e i rumori ovattati provenienti dal convento, dove i pellegrini trovavano soggiorno. 
Delle tre suore che m’avevano accolto, percepivo lo strusciare delle vesti sul vecchio pavimento di cotto. Tra di loro non una parola, ma un continuo e costante darsi da fare in grazia di Dio. Tornai presente alla stanza che i ceppi si erano trasformati in cenere, mentre una delle suore, la più giovane, posizionava con cura sotto di quella, un coccio di terracotta con fagioli novelli all'interno. In mutezza con occhi e bocca mi sorrise, e io, per non spezzare quel divino silenzio feci lo stesso. 
Il tramonto cedeva all'imbrunire. 
Avvertivo ora i postumi della scarpinata del mattino, ma gli  ignorai, e indossato giubbotto e cappello, uscii dal convento. Non era mia intenzione allontanarmi troppo, solo un giro breve, un’ennesima immersione in quel luogo di pace fuori dal tempo.
Una donna camminava venendomi incontro. Non appena i nostri volti furono in grado di conoscersi, parlò: 
“Bonjour!” - disse in soffio sorridendo tutta. 
“Buongiorno a lei” -con un rossore che sentivo incontrollato salirmi dal collo risposi…-
 
 Ogni anno da trent'anni,  stesso giorno, stessa stagione, lì insieme torniamo…



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sabato 9 novembre 2013

Scattiscritti "...bohémien..."


"...bohémien..." foto di Enrico Carcasci


 

…In sullo ponte innanzi all’Arno lo pittore stava, colli pennelli, li colori e la tela intonsa. 
Per via della vecchiaia avversa, la vista da lontano gli avea perso di foco, ché, se di tratto e tinta volea lo Ponte Vecchio or ora figurare, a quella di perduta giovinezza dovea far ricorso…

Con la sua Canon Gerard si pagava gli studi, catturando città e turisti nei suoi scatti. Alle prime rubava con l’obiettivo gli scorci più intimi; nelle ore in sordina, nelle notti acquattate. Ai secondi vendeva le prime in buona risoluzione su carta fotografica, regalando via mail qualche posa o curiosa espressione, sottratta durante le contrattazioni per il prezzo. Un bohémien di undicesimo secolo Gerard, con zaino e sacco a pelo sempre di corredo.

Ponte Vecchio nel tempo si lascia spennellare; da pennelli, obiettivi, parole…





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venerdì 8 novembre 2013

Pit Stop "..un gelo..."



"...un gelo..."


E’ un autunno in primavera questo, fiorisce ancora la terra, i cappotti satanno negli armadi, si continua a passeggiare e i bambini giocano al tramonto senza giubbotto. Ogni tanto il cielo scroscia forte, bagna profondo, ferma l’aria. Il tempo del letargo latita e la campagna non s’addormenta. Uomini e animali, confusi dalle temperature che sanno di maggio, si chiedono se mai verrà il gelo a freddare le ossa, a ghiacciare il pelo,  a screpolare le labbra e irrigidire le zampe. Ma un gelo preciso già c’è: attanaglia il  giardino segreto di ognuno, ne ghiaccia gli spazi più angusti, prova a restare in attesa  di cose migliori, di speranze da non abbandonare. 

Verrà l’inverno, verrà la tramontana a portar via i rimasugli dei brutti pensieri, verranno i fiocchi a nascondere di immacolato i brutti presagi, ad ovattare gli striduli suoni.

Un cappello metterà in tepore le teste, una canzone alimenterà un sorriso…

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