mercoledì 22 ottobre 2014

Impressioni in penna..."Maionchi pensiero"



Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…
 
"Maionchi pensiero."

 
"Siamo fatti delle persone di cui ci circondiamo"
( Maionchi pensiero, neo Dottore in filosofia...)



Questo "Maionchi pensiero" mi si è incollato addosso, me lo ripeto quasi ogni giorno, ci rifletto, cerco di farlo mio. Ranieri Maionchi, neo laureato in filosofia, ragazzo dallo sguardo gentile, dai modi educati di altri tempi. Dopo una festa di laurea all’insegna di una goliardia affettuosa e sincera, Ranieri ha voluto emozionarci con questo pensiero, prendendo spunto da una frase shakespeariana, coniando per noi con queste parole, un ringraziamento che mai dimenticheremo, che sempre ci farà riflettere.

"Siamo fatti delle persone di cui ci circondiamo". C’è un’immensa concretezza in questo pensiero, per nulla scontata, ci sono i volti, i cuori, le anime, i corpi di chi davvero, nel vero, ci ha circondato, ci circonda, forse continuerà a circondarci. Ranieri è giovane ma già sa, vede, percepisce, il cammino percorso e quello da percorrere. Mai solo. Di quelle persone di cui si circonda ne riconosce la diversità, da quelle attinge gli insegnamenti, fa buon uso dei moniti, fruga nel loro migliore, impara dal loro peggio, ne fa filosofia: la Sua. Molto è ancora da scriversi su carta, da procedere in studio. Questo non è che l’inizio e mi pare essere dei migliori.

“Siamo fatti delle persone di cui ci circondiamo”… Come non sottoscrivere, sottolineare in uguale misura coi colori dell’iride, coi i grigi e i neri di un cielo in tempesta?...E allora mi guardo intorno, col pensiero “tocco” tutti quelli che fin qui mi hanno accompagnato. Non c’è nessuna perfezione in loro, non ce n’è in me. Incommensurabile fortuna per tutti. Tra gli incontri fatti, quelli più dolorosi hanno di certo apportato di più, lasciandomi forza in circolo, spinta nelle gambe per andare avanti, cattivo esempio da starne lontana. Ferite vive che ogni tanto sanguinano, che ad ogni nuovo risarcire mi fortificano. Quelli che restano, stanno, mi affiancano. Voglio chiamarle “conduttive presenze”, a volte lontane o appartenenti a dimensioni non terrene.

“Siamo fatti delle persone di cui ci circondiamo” Dichiarazione d’amore tra essere umani, un dare e un avere che mai va in pareggio, che non riscontra una somma totale. Cordoni ombelicali mai del tutto recisi, incontri fortuiti che piantano un seme, consolidate amicizie che salgono su un treno. Siamo, quello che ora siamo, un giorno saremo, circondati e fatti di umano genere, a noi la scelta di scegliere, di essere scelti.

Impressioni in penna per la prima pubblica filosofica citazione di Maionchi pensiero.




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Ranieri Maionchi, neo Dottore in filosofia

martedì 7 ottobre 2014

Pit Stop "Torniamo a dirci qualcosa..."


"Torniamo a dirci qualcosa..."


Credo che sia giornata per tornare a dirsi qualcosa. Ci son raggi in cielo, scaldano ancora, gialleggiano l’aria. Freschezza mattutina, rimasuglio della notte appena passata. Chi l’ ha dormita se l’è bevuta di un fiato, chi l’ha vegliata tra un rintocco e l’altro, come macigno tutta la tiene in testa. Nelle campagne vendemmia! Forbici tagliano i grappoli, il mosto va a riposo per farsi nettare poi. Che annata sarà? Che si paventa? Che dicono le genti di braccia che della materia sanno?Speriamo che a quella del genere nostro non si avvicini... Giorni funesti di nuovo si annunciano, rari gli squarci di luce nei tunnel di vite messe in fila. Dice che l’ingegno sia salvezza, che il barcamenarsi tra le avversità quotidiane sia cibo per lo spirito, provvista per gli ennesimi geli in arrivo. 
Dice.
Noi del’64, abbiamo mezzo secolo sulle spalle a darci conforto, ripensandolo nel come è stato, e sconforto davanti agli occhi, disillusi, sul ciò che ci resta.
Sospiro.
Non posso esimermi dall’esserci dentro, non posso pensare che ogni cosa pensata e scritta non mi tocchi.
Le finestre sono aperte su un altro mattino che porta al mezzodì. Dal lucernario socchiuso sopra la mia testa, il tetto rumoreggia di zampette di uccellini sulle tegole. Ora prendo il ritmo della giornata e abbandono questo foglio virtuale dove adoro rifugiarmi.
Tre albe ancora e poi metterò la mia data di nascita insieme alle altre dell’anno medesimo. 


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foto di Giovanna Vannini

lunedì 29 settembre 2014

Impressioni in penna " Anime nere" di Francesco Munzi


Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura, quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…


"Anime Nere" di Francesco Munzi



Anime Nere non ti lascia, nemmeno alla lettura dell’ultimo nome sui titoli di coda. Anime Nere non lo vedi, lo vivi. Non è solo film ma un’atmosfera. Ti avvolge, ti stritola, ti agguanta, ti schiaccia. Pochi dialoghi serrati in lingua d’Aspromonte, lingua madre di una terra “belva” quanto spaventosamente bella, lingua d’ndrangheta, dura, stretta, essenziale. Potente e maestosa è l’espressività trasmessa da ogni singolo interprete del film, i muscoli facciali gli recitano, e le pupille con iride annessa rilasciano odio, rassegnazione, sfida. Amore poco, quasi fosse un monito, una vergogna. Le loro Anime mute parlano. Le vedi perché nere. Le ascolti perché irrompono nella tua. Vorresti fingessero dove realtà è. Con fatica prendi atto, rinnovata coscienza e conoscenza che quel paese dilaniato è il tuo. Il nero ti fa suo complice, ti rende inerme, muta solo d’intensità quando si mescola, si fluidifica, nel paesaggio senza colpe, nei tramonti che non sanno. 
Non c’è sangue, non c’è violenza fine a se messa in scena. Solo suoni, rumori netti, precisi, che all’uno o all’altra rimandano. Radici e ‘ndrangheta, due piatti di una stessa bilancia per una legge sola.

Anna è seduta accanto a me, resta in silenzio finchè le luci in sala non si accendono. Il suo amico fraterno Fabrizio Ferracane ha interpretato Luciano, uno dei tre fratelli protagonisti del film. Appena il nero le avrà lasciato l’anima e le parole in colore le saranno tornate alla bocca, lo chiamerà al telefono, gli passerà commozione. Ora non può. Ci guardiamo, ci salutiamo. 
Mute. Come Anime…


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"Anime Nere" romanzo di Gioacchino Criaco, da cui è tratto il film omonimo







mercoledì 17 settembre 2014

Scattiscritti "...mancanza..."


"...mancanza..."  foto di Dario Gozzini
"...mancanza.." foto di Dario Gozzini


Dopo che ebbe parcheggiato, si prese del tempo, si mise in cammino. C'era azzurro in cielo e un'aria settembrina di fine giornata che invitava al passeggio. Gli avevano narrato di quel luogo, di quella dimora di famiglia, ma aveva per motivi diversi, per mancanza di energie, rimandato spesso quel pellegrinaggio. Ora che quelle mura in rovina e ogni ciuffo verde e il terreno d'intorno gli si mostrarono parenti, sentì la necessità di chi si ripromette un ritorno. Come quando ci si allontana per avvertirne mancanza...
 
  
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giovedì 28 agosto 2014

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "... e dalle macchine per noi i complimenti dei playboy..."


 "... e dalle macchine per noi i complimenti dei playboy..."



"... e dalle macchine per noi i complimenti dei playboy ma non li sentiamo più se c'è chi non ce li fa più..."
 
Guido senza fretta, la testa è vuota, lo stomaco è in subbuglio. Vorrei essere già al dopo, dopo le frasi dette, gli sguardi incrociati, il tono di voce usato. Non mi faccio domande, non mi pongo risposte, in fondo cosa so se non quello che ho visto? L'assurdo di questa non situazione mi schiaccia, io che non lascio mai incompiuto per il tacito silenzio, io che devo vedere, capire, approfondire fino alla spasimo, anche a costo di farmi del male. Per una volta nella vita ora soprassederei a tutto. 
 
Quando spengo il motore un conato di vomito mi assale, il tempo di aprire la portiera, di lasciarlo fuoriuscire a fontana. 
Finisco di parcheggiare l'auto, mi pulisco la bocca, alzo gli occhi alla finestra del salotto. La luce è accesa. 
Ubriaca di pensiero scendo e già infilo la chiave nel portone...

Tommaso, questo è il suo nome, fino ad ora non l'ho mai pronunciato. E allora glielo dico, glielo dico, lo ripeto, mentre lui mi tiene il viso fra le mani, mentre mi bacia le palpebre, la fronte i capelli.
"Tommaso, Tommaso, Tommaso..." Non pronuncio altro e lui lo segue con un: " Schhhhhh..." Non voglio sentire parole, spiegazioni, scuse. E' passata punto, grande o piccola sia stata non esiste già più. L'amore sa e noi con lui. Il silenzio asseconda ogni gesto, invia precisi segnali al proseguire. Va in cancellato il ricordo ancora acceso, va in difficoltà il farlo diventare tale. 
Solo da noi due dipende, solo a noi la scelta.
 
"...ma posso dire la mia sugli uomini...davanti a una tazza di latte, con una coperta di troppo, appena finisce la notte qualcosa m'inventerò..."





 
https://www.youtube.com/watch?v=BzuOhH9EwYs