domenica 2 febbraio 2014

Scattiscritti "...caffè, burro, marmellata..."




"...caffè, burro, marmellata..." foto di Selene Galeotti

Nasce il sole, l'orologio si è fermato. Le lancette segnano le 6. Mi pare dopo, mi pare tardi. "Tardi per cosa?" - mi sussurro piano-
"Alba" foto di Selene Galeotti
in quel silenzio già di tomba, mentre scuoto l'orologio, lo appoggio all'orecchio. Il ticchettio tace, immobili le lancette.
Ho fame, ho voglia di caffè, di pane imburrato, di marmellata di pesche. La dispensa è un deserto." Perchè avrei dovuto rimpinguarla se sapevo che?..."
Mi pento. "Avrei dovuto comportarmi come se..."-mi dico-
Le frasi prima di me in bocca muoiono, e non mi va di uscire dalla mia tana, suonare il campanello alla vicina, quella che ogni cosa ha che nulla mai le manca. 
Lo stomaco brontola, lo spirito fugge. Insisto con la voglia di caffè, di pane, burro, marmellata.  

Una folata di vento nero, abbuia ogni mio sentire...



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Pit Stop "E fuori il mondo continua il suo aspettare..."


"E fuori il mondo continua il suo aspettare..."

Il mondo aspetta fuori, tra marciapiedi ingombri di facce e passi, tra serrande troppo aperte, tra rumori inutili, vapori nauseabondi. Questo è un paese di vecchi, che serrano l'uscio al tramonto, non hanno animali ad ascoltarli, ad accompagnare con un abbaio o un miagolio, frasi di solitudine ad alta voce esternate. Non suonano più i campanelli dei vicini per farsi una partita, un caffè d'orzo, una ciancia su un qualcuno da fargli cappotto. Uno schermo una tastiera, la luce fredda delle immagini che scorrono, parole d'inchiostro che si "linkano", si "copiaincollano". Il sangue sta lontano, oltre l'Oceano, ad inventarsi una vita possibile, e i nipoti non si mettono in cerchio ad ascoltare il passato aneddotico dei nonni, solo una video chiamata ogni tanto, per quel tempo che basta, per una breve "chattata", per poi congedarsi con uno: "Scappo a presto".
Al mezzo secolo io mi avvio. Per ciò che mi serve la tecnologia mi ha preso, ma il comodino strabocca di libri di carta, di pagine da sfogliare. Mi fa bene la scrittura, mi consegna, mi tiene legata a chi legge. "Che sarà, che sarà, che sarà..." -dice una vecchia canzone"-
Il pomeriggio di festa si srotola, le dita battono sui tasti. Vado a immaginarmi l'anziana che sarò...

E fuori il mondo continua il suo aspettare. Ci leggiamo attraverso lo schermo, provando a immaginarci le effigia dell'altro, osservando una piccola foto posta alla sinistra della pagina. Ci compiaciamo dell'esser letti, "notificati" "piaciati". Le frasi si rincorrono sul foglio virtuale, vanno a comporre pensieri, si accoppiano dando vita a una storia: la nostra sotto mentite spoglie. Ognuno ha un suo pezzetto da narrare, da mettere in rete, da dare in comodato. Una sorta di godimento nel fare tutto questo ci accomuna, e il mondo, fuori, resiste e aspetta. Mi si fa giovane il cuore (per fortuna), quando penso a ciò che di me tra le righe dopo tanto tempo, torno a lasciare. E' una sorta di testamento in inchiostro, che ad ogni parola messa in fila si rinnova, si riscrive. Un paese di sognatori, vecchi forse, giovani al sentire. Nelle stagioni sancite da date di nascita, stanno in attesa i desideri del mondo, sui marciapiedi si muovono, di rumore si assordano, di odore si avvolgono...


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Pennellate di parole... "Presenze..."



Vermer Donna in blu Rjjks Museum Amsterdam   


"Presenze..."



Era un vero problema! Ci metteva, ci toglieva ma soprattutto non sapeva mai dove ci lasciasse. E poi si ostinava si, si ostinava di brutto a voler far senza di noi! E così, sempre a lamentarsi delle rughe in aumento intorno agli occhi! Per forza, con tutto quello strizzali per mettere a fuoco, a chi non sarebbe successo?... All’inizio è stata una tragedia. Eravamo soli, unici, sballottati dalla scrivania alla borsa, al comodino, di nuovo alla scrivania per poi tornare nella borsa. Vita grama, non c’era pace, manco il tempo necessario per una ripulitina, una sosta in piano, un guardarsi intorno. Poi, finalmente ha trovato una promozione: “valore 180 euro con 29 li prendi” ! Ci siam sentiti riavere, ci siamo messi in attesa, eravamo curiosi di conoscere gli altri, che montatura avrebbero avuto, che gradazione, lenti neutre o fumè?...
E’ accaduto ai primi d’agosto, una goduria, siamo andati in ferie addirittura in tre! Si perché con quel prezzo stracciato ne ha presi anche un paio di quelli da banco e così ci ha distribuito: noi vecchiotti, in dotazione al pc., quelli da banco, emergenze in casa, e i novelli fissi in borsa, con la loro elegante custodia rigida e la montatura ultimo grido. Un’altra vita via! Un meritato riposo, un luogo fisso dove poter finalmente fare qualche conoscenza, mantenerla nel tempo, scambiarci due battute. Ah, dimenticavamo: la vista le è calata parecchio: da 1,50 diottrie mancanti,è passata a 2,25. Oh bella, che dobbiamo invecchiare solo noi?.. :) :) :) ​


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Scattiscritti "C'è forza nell'aria..."






"C'è forza nell'aria..." foto di Mauro Boc



La Cappellina foto di Mauro Boc
C'è forza nell'aria che mi circonda, sembra volermi agguantare, darmi rinascita. Se tu sei un soffio, sopra di te devo soffiare, non per allontanarti troppo ma solo per spingerti un po' più in la, a giusta distanza, dove volendo se voglio posso vederti col pensiero, sentirti nell'anima.
Mi sto attardando, il prete in canonica mi attende, l'uomo che sposo sta per raggiungermi. Ci prenderemo a scatola chiusa, io con i miei fantasmi, lui con la sua difficoltà di concedersi. Forse è per questo che abbiamo deciso di affrettare le cose, per poco riflettere, per darci modo di scartarci l'uno con l'altro dopo.
Sarà una cerimonia intima, una funzione religiosa minimal, solo le domande di rito, le benedizioni di prassi. Poi, una colazione frugale all'ombra dei cipressi di un casolare in affitto, dove solo noi due ci fermeremo per la notte, l'unica del nostro viaggio...

Torno a me, torno nel dove, da dove devo ripartire. Gli scalini mi spazzano via, la strada che porta alla cappellina mi attira. Pochi i passi e intravedo sul piccolo sagrato il prete che mi attende. Passeggia irrequieto, presagisce fantasmi. Entro in chiesa che lui, Don Lamberto, mi ha già preceduto. Non si volta, mi da le spalle, sembra perdere tempo rinnovando i ceri, svuotando il cassettino delle elemosine. Mi siedo sull'ultima panca. Silenzio. 
Quando il respiro di Filippo mi annuncia la sua presenza, Don Lamberto si gira, con sguardo pietoso ci abbraccia.
In attesa di un suo cenno, ci prendiamo per mano...


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