giovedì 10 luglio 2014

Pit Stop Perfezione?...




Dicono che la perfezione non esiste. Penso sia vero, credo abbiano ragione. Ma chi è che lo dice? Quelli che la perfezione non la conoscono? Perché quelli che almeno una volta la raggiungono, non lo dicono mica! E no che non lo dicono! 

“E’ tutto così perfetto” (frase molto conosciuta)
“Ogni cosa era stata fatta alla perfezione”(frase altrettanto sentita) 
“Tutto sembrava così perfetto quando…” 
Eccoci! Ecco la trappola e qui vi volevo!
E’ quel “quando” che fa la differenza, porta via, sbaraglia all’istante la perfezione, te la lascia annusare, il tempo che il suo profumo ti entri nelle narici e poi...puff, S P A R I T A!
E chi la vede, e chi la percepisce più! Tu credevi meschino di averla agguantata, anche solo per la coda, magari per poche, misere ore...E invece nulla, non è per te. 
Ma via su, siamo signori, passiamo oltre, meglio non incontrarla nemmeno da lontano al perfezione, meglio non averci mai a che fare, che non sia mai dovesse piacerci? Che si fa?E se poi non potessimo più farne a meno? 

“No, nunn’è cosa” (come dicono a Napoli) 
“La unnè roba per noi” (come dicono a Firenze) 
E ci saranno di certo altri modi dialettali a riguardo, ma non li conosco e qui mi fermo. 
Comunque, tanto per essere chiari e sinceri, non so voi, ma io la perfezione non so cosa sia . L'ho cercata, rincorsa, agognata ma... nulla! 
Però, in confidenza, non lo so mica se sia un gran bene entrare tanto in intimo con lei. 
Voi che ne dite?...

Pit Stop di una sera come tante, di quelle da un caos di domande e da un tot di risposte non trovate. 
Pit Stop.
Credo
Penso
Suppongo
Per me
Per voi
Buon proseguimento di serata.




Copyright © tutti i diritti riservati                       





sabato 5 luglio 2014

Pennellate di parole..."Dame..."

 
Partita a dama di L. L. Boilly     

"Dame.."

 Pria che la memoria da me si congedi, vo raccontarvi una facezia in questo verbo antico, giacché vi veggo tutti interessati…

Facendo con le parole un giuoco, si narra che allo paese di  Dama una Dama per la dama avesse perso il senno, tanto che dimora e affetti andava trascurando. 
Lo sposo suo, innamorato e accorto, pria che la faccenda trascendesse, di dame tappezzò lo loro nido, così ch’ella, tra una partita e l’altra, trovasse lo modo di accudir la mensa, prestar d’affetto alle creature in fasce, appagar le sue necessità di letto che in ogni matrimonio ben riuscito trovan linfa e ristoro pe' corpo innanzi, pe' spirito poi. . 

Quando la passion di dama la Dama perse, a Dama tornarono i giorni in abitudine, vennero l’ore a susseguirsi in pace. 

Lo sposo sospirò un poco, non per lo tranquillo tempo ritrovato ma per l’eccitamento della moglie ito, che dalla dama all’alcova ogni notte andava…



Copyright © tutti i diritti riservati










Pit Stop "Parole per chi ne ha bisogno..."

"Parole per chi ne ha bisogno..."

Viversi non è facile, ci si perde in ciò che vorremo essere, si rimpiange ciò che non siamo stati, si sa per certo ciò che altri da noi avrebbero voluto e che non gli abbiamo dato. Giungono giorni allora, in cui lo specchio ci rimanda di noi una brutta immagine, meglio sarebbe non specchiarsi, ottimo apporci sopra un drappo nero per togliere di mezzo ogni tentazione di farlo. 
Chi siamo? Che nome portiamo? Potremmo essere diversi, avere un altra anagrafe, un passato differente, un futuro proiettato in altrove. 
Domande queste, che affollano la mente fin troppo in confusione, che fanno salire quel magone sempre li pronto a esplodere, che impongono riflessioni spesso rimandate. 

Non è così che funziona, non è così che s’impara una volta per tutte ad accettare i nostri limiti, le nostre debolezze. Perché se oggi siamo quello che siamo, è perché ieri gli eventi, la vita, così ci hanno fatto diventare. 
Psicanalisti di noi stessi ci stendiamo sul lettino: raccontiamo, ascoltiamo, restituiamo, insomma un lavoro completo, difficile da portare in fondo e che un fondo mai trova. 
E allora proviamo, proviamo ogni tanto a darci pace, perché nessun mostro alberga in noi, perché nessuna anomalia ci incancrenisce l'anima. 
L'amore rincorso di chi non ci amava abbastanza, la richiesta di attenzioni, hanno distorto la nostra figura, hanno messo in luce il peggio di noi, ci hanno rimesso un conto troppo salato da pagare. 
A noi soli è dato decidere se è giunto il momento di saldare. 
Basta farsi del male! Questo si che  davvero ci annienta.
In ognuno di noi c’è più che molto da salvare.
In ognuno di noi c’è più che tanto che altri non hanno. 

Non dimentichiamolo
Mai.



Copyright © tutti i diritti riservati











sabato 28 giugno 2014

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "Particolari"


"Particolari"
   
Dondolò sui tacchi, troppo alti per una pausa caffè di metà mattino, poco adatti al suo passo, con quelle sue ginocchia che anticipavano il resto e il busto che a scatti le seguiva. Lasciò il bar, non si voltò. Per la prima volta da quando ci conoscevamo, non mi sembrò nulla di che e rimasi perplesso dell’averla ritenuta affascinante e desiderabile. Ci frequentavamo da un anno, mi faceva sangue, riuscivamo senza troppi sforzi, a condividere anche dei momenti, rari a dire il vero, di sola cerebrale intesa. 
Ma quel giorno davanti a quel caffè fatto a regola d’arte mi accorsi che da troppo tempo non mi soffermavo più sui particolari. Abbassai lo sguardo, misi bene a fuoco la tazzina che avevo lì davanti. Era bianca di porcellana finissima, così diversa da quelle solitamente servite nei bar, che azzardai a pensare fosse stata presa in prestito dal servito buono di famiglia dei titolari del locale. Il piattino su cui poggiava era grande, tanto da contenere la tazza al centro, da ospitare intorni a quella un paio, o forse tre, di quei biscottini secchi che bene si accompagnano con il gusto cremoso dell’espresso. Un rigo color platino di tre millimetri circa, bordava il piattino, mentre un altro del medesimo colore ma un poco più spesso ne delimitava il centro, su cui poggiava la tazza con le stesse rifiniture.  
Alzai lo sguardo, di lei non c’era più traccia. 
Nessun particolare di lei, mi tornò a memoria. 






                          

venerdì 27 giugno 2014

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "Padri"

"Padri"
Quando apprese quella decisione andò in caos, sussultò il suo cuore, in scosse andò il suo corpo e la testa faticò ad accettare. 
Separarsi di nuovo da un figlio già una volta lasciato, pur vivendolo a scadenze fisse, a frammenti di giorno sottratti al lavoro, cercando ogni volta di trasformare quelle poche ore insieme, in atti di puro amore, di arricchimento per entrambi, gli sembrò troppo, gli parve disumano. Perché il cordone ombelicale che con fatica si recide, non è solo appannaggio delle madri. 
Incamerò, rielaborò, ripensò con forza alle ragioni valide, serie, che la donna con cui quel figlio aveva concepito, gli aveva esplicato con un po' di ritrosia e una punta di timore.
Prese tempo, prese consapevolezza, con dolore muto accettò quel futuro troppo prossimo. 
Parlò al figlio, ancora acerbo alla vita ma determinato su come voleva condurla. Lo interrogò solo ascoltandolo, lesse le espressioni sul suo volto, intese che quella avventura di vita lontana da scoprirsi tutta, lo intrigava, lo eccitava benigna. 
Mise a tacere il suo egoismo di padre in abbandono, dette voce all’amore che su tutto comanda. 
In un taccuino prese appunti di lacrime. 

Quando raccontò ad un amico comune la sua prova di padre,  sapeva con certezza che la storia mi sarebbe giunta. 
E che così io l'avrei raccontata...




Copyright © tutti i diritti riservati