sabato 1 giugno 2019

Pit Stop L'inverno ha mollato...




L'inverno ha mollato. Lo dice da oggi: con il sole che picchia, il cielo che azzurra e il piumone che stanotte dava fastidio. Non ho patito più di tanto la non presenza di primavera, mi sembrava di stare in un spazio temporale fermo, fermato dal tempo atmosferico. Una non alternanza stagionale, una stagione sola. Mi bastava l'aumento di luce, la luce aumenta comunque, sta scirtto nelle leggi del cosmo. Del caldo e del tempo dello scoprirsi, non mi interessava. Cenare a ridosso del tramonto con una giacca di pile ancora addosso, era buffo e piacevole. Faceva molto Inghilterra. Dovrò andarci a zonzo prima poi nelle terre d'UK, sono certa mi piaceranno. Intanto non so nulla di domani e neppure di domani l'altro. Sto nel qui e ora, anche se non benissimo ma ci sto. Aspetto passi, passa sempre, ogni volta che in mezzo ci passo. Transizione, passaggio, cambio di marcia. La marcia e il suo marciarci dentro non mi è facile. Rompo le righe spesso, sono un soldato indisciplinato, non mi attengo agli ordini, non ci si può fidare. Nemmeno io di me mi fido. Mi fidassi, mi affiderei, e invece mi tengo alla lontana da me. 
Vado a cercare un'immagine che  stia bene con questo Pit Stop
Tra poco esco e divento socievole...




venerdì 19 aprile 2019

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi Quel che resta del giorno




Tramonto su Montespertoli foto di Marco Galeotti 





Quel che resta del giorno sta in una mano di pensieri…li rimugini, li ribalti, li dividi e cataloghi, li metti in fila per importanza, per sensazione provata, delusione ammessa, gioia da non volersi menzionare.

Quel che resta del giorno sta in un cielo davanti, un luogo visto con una luce diversa, una manciata di minuti sottratti a ciò che resta da fare, a ciò che ancora attende. 

Quel che resta del giorno non sempre è il meglio del giorno trascorso, ti mette il broncio sul volto, la mente ballerina, l’attenzione distratta. 

Quel che resta del giorno cerca la notte, subito, riponendo nel riposo il riassetto, l’azzerare, la fiducia che domani vedrai più chiaro. 

Quel che resta del giorno è resto, è un cielo striato di nuvole in rincorsa, è un sole che lascia la scena, è un raggio che illumina ancora, non dandogliela vinta al buio già in transito. 

Quel che resta del giorno ti fa fermare, ti fa riflettere sul fatto e il da farsi, ben fatto o da farsi meglio. 

Non essere troppo dentro a quel che di questo giorno resta, rischi di non capirlo, di sopravvalutarlo. Prendine le distanze, guardalo da fuori, metti insieme azzurro, luce, giallo e nuvole… e poi la terra, quella che pesti, quella su cui cammini. 
Piantaci i piedi e prosegui.
Dopo il tramonto un alba c’è sempre…


Alba su Montespertoli foto di Valentina Santecchia 


domenica 24 marzo 2019

Pit Stop Riflessioni di prima primavera...




Dovremmo capire dove si può arrivare, dove ci possiamo spingere, senza rischiare di consegnarci agli altri, per ciò che non siamo. Perché ciò che davvero siamo, non temete, alla prima occasione verrà fuori. Quindi non decantiamoci, non illudiamoci di essere ciò che vorremmo senza l'esperienza, le competenze, che invece vantiamo di avere. Chi ci conosce molto, chi poco, chi si appresta a farlo, vedrà le falle, le lacune, più prima che poi. Tutti, nessuno escluso, cade nella trappola dell'ego, del narcisismo, dell'auto celebrazione, senza possedere nemmeno la metà di ciò che va  celebrando. Ma quanto è più gratificante che di noi dicano, invece che di noi medesimi dire?... Ci avete mai pensato?...
Di certo i social fanno il gioco e a questo gioco ci fanno stare, aiutandoci a impacchettarci con la carta migliore, la coccarda in tinta, il fiocco ben fatto. Vuoi che tra tutti "i sociali"frequentanti, non si trovi qualcuno o più d'uno, che ci compra a scatola chiusa?... 
Dura poco il gioco e il dire, sono i fatti e il fare che fanno la differenza. 
Ieri, oggi e domani....

Riflessioni di prima primavera...



mercoledì 27 febbraio 2019

Pit Stop Ode alla lentezza...





Leggo che oggi è la giornata della lentezza. Sono molte le date che sono state destinate a una ricorrenza, alcune sono importanti e doverose, altre, come questa, non saprei... Chi l'ha voluta? Chi ha deciso che?... Perché oggi?...

Comunque se è giornata della lentezza che lo sia! La lentezza dovremmo applicarla tutti giorni, dovremmo avere il diritto sacrosanto e scontato, di ritagliarsi un momento in cui, ognuno..."lenteggia" con se stesso, lentezza fa, lentezza mette, con tutto, per tutto, in tutto, ciò che lo circonda. Mettendo in atto lentezza, si mostra un lato del noi non sempre conosciuto e riconoscibile. Potrebbe essere anche il migliore che abbiamo senza saperlo, potrebbe essere la salvezza, il buon risultato di aver dato retta al nostro "lenteggiare". 
Tutta questa corsa a chi per primo arriva, a chi più veloce corre, a chi crede di valere di più perchè si piazza sempre nei posti migliori sulla linea della vita, mi ha stancato. E' di una manciata di giorni fa, questa riflessione esternata e condivisa. E forse questo giorno che oggi si celebra, mi cade a fagiolo. 
L'amico Alessandro posta con la sua riflessione di lentezza, questa foto che gli rubo, senza chiedergli il permesso, già so, che me lo darà...


Ordinatamente, senza fretta, disegnava linee, una dietro l'altra, mettendo sfumature dritte di verde, su quel verde in distesa. Il tempo non era cosa sua, suo era quell'andamento lento e silenzioso di procurarsi del bene, dall'alba al tramonto, senza contare...né l'uno, né l'altro. 

Io invecchiai, lui lentamente visse...

Lode all'omino trentino foto di Alessandro Fontani 



sabato 2 febbraio 2019

Pit Stop Linee



Non c’è nessuna linea tra la vita e la morte, nessuna distanza o distacco. E’ un intrecciarsi vicendevolmente. Esserci, non esserci. Siamo quello che eravamo, quello che eravamo resteremo. Siamo noi anche lì, solo in un’altra dimensione. Qui, continueremo a vedere i volti, a risentire le voci, a percepire presenza. Basta solo essere predisposti, basta solo allertare i sensi in dotazione. La vita, la morte, due mani tese, dita che si intrecciano. Un racconto in bilico da proseguire.  

Riflessioni notturne di una notte dormita per metà, quando buio e silenzio conducono senza manovratore, il movimento del pensare. Ripesco tra gli appunti di scrittura ancora da evadere, 

Nella luce del giorno ripenso, tengo, scarto, tutto sento. Quando troppo si pensa si fatica a stare a galla, bisogna immergersi nei fondali, fino dove il fiato e la spinta riescono a portarci. 
Intrecci tra vita e morte, si sciolgono quando la luce squarcia, si cercano quando il buio tutto riagguanta. 

Ognuno la pensi come vuole. 
Io così la penso.